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Recensione su Les Miserables

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Gran bel film, parbleu! / 11 febbraio 2013 in Les Miserables

Film diretto da Tom Hooper, che fece jackpot agli Oscar del 2011 vincendone quattro (film, regia, Colin Firth come attore protagonista e sceneggiatura originale). A questa pellicola otto nomination con il ritorno di un musical nella categoria “miglior film” a dieci anni di distanza da “Chicago”, eletto immeritatamente vincitore al posto di “Gangs of New York” di Scorsese o “Il pianista” di Polanski da un’Academy al momento della votazione probabilmente con lo stesso tasso alcolico di una riunione di alpini. Per quanto riguarda la realizzazione, essendo il film facente parte di un genere piuttosto dispendioso la Working Title Films, casa di produzione, si è parata il posteriore stanziando un budget di 61 milioni di dollari: fortunatamente le palanche non sono finite tutte nei cachet degli attori, come succede in filmacci tipo “Twilight”, dove i personaggi corrono con gli stessi effetti speciali della prima serie di “Smallville” (datata 2001) e i lupi mannari sono disegnati con Paint, ma si è dato il giusto peso alle scenografie. Esse infatti sono sempre molto ricche, sia come presenza di oggetti materiali sia come intensità emotiva, cosa che deve sempre essere presente in un film dove si comunica attraverso le canzoni; questo dà un alone di magnificenza che contribuisce a rendere il tutto molto elegante e allo stesso tempo complesso. Le canzoni in generale sono toccanti e fanno sì che lo spettatore si immedesimi ai personaggi, portando lo spirito teatrale nella sala cinematografica e rendendolo un film di uomini, non un semplice spettacolo di marionette; per quanto riguarda le ugole se la cavano bene in particolare sia Hugh Jackman, nei panni di un tosto e dolente Jean Valjean, sia Anne Hathaway come sciupata Fantine, probabilmente il personaggio più disgraziato e allo stesso tempo empatico del film. Un po’ di fatica in più per Russel Crowe, che rende l’ossessione per Valjean talvolta troppo marcata, dando in certi punti l’impressione di avere a che fare con una versione seriosa e francese di Zenigata, l’arcinemico di Lupin III. Sguaiati e pittoreschi, per usare un eufemismo, Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, che indubbiamente si saranno divertiti interpretando i Thénardier e che tornano assieme in un musical dopo “Sweeney Todd”. Per i non amanti del musical potrebbe essere irritante vedere Wolverine e Massimo Decimo Meridio in versione canterina, ma sempre meglio di come si è ridotto Zorro (“Èco Rossita le mie ffète bìsscotàte”).

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