Recensione su Les Miserables

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Anne Hathaway, l’essenza dell’ars dramatica / 11 Novembre 2013 in Les Miserables

Questo di Hooper è un gran film. Bisogna ammettere che a tratti è un po’ sfibrante per chi, come me, non è un amante dei musical (leggendo le recensioni, siamo in parecchi a dichiararlo), ma la sua bellezza, oltre che fotografica, regge almeno su tre pilastri, tre recitazioni stellari.
Ok, Hugh Jackman non è Depardieu, questo è stato il mio primo pensiero. Il Valjean di Hugo è infatti un gigante, e secondo me il bolso Gérard si è impossessato fisicamente di questo personaggio nell’immaginario; ciononostante, è impossibile ignorare la prova attoriale di Jackman nella sua densità drammatica, molto più nervosa e disperata.
Russel Crowe è uno degli attori più sopravvalutati di Hollywood, non cambio la mia opinione generale. Eppure, l’eccezione che conferma la regola si trova sempre; il suo Javert è perfetto. Ligio al dovere fino allo stremo, freddo e insensibile, tragicamente e stolidamente ostinato.
La più luminosa di tutte è la stella di Fantine. Una Hathaway che buca lo schermo, o meglio lacera il sipario perchè la sua è una vera e propria performance teatrale. Il suo canto doloroso e solitario I dreamed a dream è uno dei pezzi più commoventi del cinema degli ultimi vent’anni almeno. Le espressioni sul suo viso innescano nello spettatore il senso dell’Arte drammatica allo stato puro. Eccezionale.
Non sfigura neanche la reginetta “acqua e sapone” dei musical Amanda Seyfried (la Sophie di Mamma mia!); di gran spessore è la prova di Samantha Barks in uno dei personaggi più controversi e complessi dell’opera, Eponine.
Se posso consigliarvi; leggete il romanzo di Hugo con tutta calma. E’ strepitoso. Poi, dopo un po’, guardatevi questo musical.

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