Recensione su Un'estate da giganti

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26 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo invece sono andato a vederlo perché era un film orgogliosamente belga. Del regista tra l’altro con cui una volta a Liegi facemmo un seminario, quel simpatico cicciotto di Bouli Lanners. Ci sono tre ragazzetti, due fratelli più un altro che si aggiunge, che hanno un’estate da passare, soli, nella casa del nonno morto da poco, profonda campagna belga. Ho già detto tante volte quanto la campagna belga sia terribile. Ad ogni modo, questi affittano la casa a un tizio che ci coltiverà maria, e iniziano una peregrinazione o scoperta del mondo oltre i confini di quel conoscevano. La trama in realtà è debole e strampalata, così come i personaggi che incontrano e gli stessi comportamenti dei ragazzini. Che entrano in una casa e spaccano tutti, salvo poi fuggire come ladri inseguiti, si fanno la tinta bionda (cool) e prendono un sacco di freddo. Ma un protagonista è anche appunto questa fottuta campagna belga, ripresa insistentemente e resa bellissima da un sole forse un po’ innaturale per il Belgio ma che quando c’è la rende una specie di Irlanda del continente. Con verde e campi e boschi e mais, e riprese dall’alto che planano e scoprono altro, senza mai finire. Allo stesso modo procede il processo di scoperta dei tre, che passeranno l’estate della vita in cui “diventano grandi”, anche se non c’è il finale e nessuno lascerebbe tre pischelli così da soli. Ma chissene!

2 commenti

  1. Stefania / 27 febbraio 2014

    No, iommene! 😀 Come dici, la trama è debole e strampalata, ed io non sono riuscita a soprassedere (e ci ho provato, Vostro Onore!)…

    • tragicomix / 27 febbraio 2014

      può essere che io con i belgi manchi di obiettività, lo riconosco. Ma devi (DEVI!) tener conto della sostanziale ingenuità congenita, a quel popolo e a quelle pianure, che li fa sembrare stralunati e bizzarri. I pipponi mentali dei francesi sono lontani anni luce, questi guardano al cuore delle cose, e nemmeno lo vedono tanto bene–> finiscono fuori bersaglio. Però credono che sia lì (non so che ho detto, mi sa. Chiedo venia)

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