Recensione su Le donne del 6° piano

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Di questo si dice sia stato un grande successo in Francia – il che da solo non è che sia di per sé questa grande garanzia. Ma aveva il suo perché, ero davantissimo e lo schermo era enorme.
La storia si svolge a Parigi nella Francia degli anni ’60, quella sotto De Gaulle e prima del ’68, in un palazzo dove abita la borghesia bene sorseggiando il tè in eleganti servizi, mentre un gruppo di serve spagnole vivono al sesto in una specie di soffitta scrostata. Il protagonista, Jean Louis, broker finanziario da generazioni prototipo dell’iperborghese, prende a servizio e poi lentamente si innamora di Maria, una giovane spagnola appena arrivata. E non ha tutti i torti eh. Altrettanto lentamente scopre il mondo di queste esuberanti spagnole, che hanno da sempre vissuto sulla sua testa senza che lui quasi se ne accorgesse. Vi entra e non se ne stacca più, le aiuta, va alle feste, olè. Finirà per essere scacciato dalla moglie e rifugiarsi anche lui in uno stanzino al 6. Ovviamente Maria scapperà subito dopo avergliela data, e lui nel finale mollerà la noiosa sua vita per inseguirla e ritrovarla tre anni dopo, e poi come finisce non si sa. Oh.
La qualità del film sta soprattutto nella contrapposizione tra il vitalismo, la generosità delle serve spagnole, venute in Francia per fare soldi e scappare dalla Spagna franchista, e l’immobilismo e noia della borghesia francese, prigioniera di ruoli immutabili che sono quasi una condizione di semi-morte. E il tutto passa sottotraccia nello scorrere di una commedia francese che… beh, che è come una commedia francese. Sono un genere a sé. Ma questa volta con anche tanti gazpacho ed olè.

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