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Recensione su Amanti perduti

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Il circo dell’amore / 8 ottobre 2014 in Amanti perduti

Monumentale film del tardo realismo poetico in sospeso tra commedia romantica, pantomima e tragedia, girato in pieno periodo di occupazione nazista tra Parigi e Nizza.
Una folle danza dell’amore, dove gli amanti girano in tondo come i cavalli del circo, senza prendersi mai. Un amore che qui a volte appare quasi come una forma di egoismo; che tu sia una donna angelicata o l’uomo dei sogni, hai le sembianze della mia dolorosa speranza, in cui non c’è spazio per ciò che realmente sei.
Tutto ruota attorno all’ammaliante Garance, interpretata da una già matura Arletty, irriverente diva francese celebre per la sua liaison con un ufficiale della Luftwaffe durante l’occupazione, per cui fu arrestata e brevemente incarcerata; in quell’occasione dichiarò con sarcasmo: “mon coeur est français mais mon cul est international“. Capito il personaggio?
Lo spasimante è il mimo Baptiste interpretato da Jean-Louis Barrault, maestro del teatro totale, dalla gestualità e dalle espressioni semplicemente magiche. Personaggio che comunque risulta irritante nella sua testarda infatuazione.
Tra gli antagonisti il migliore è senza dubbio l’attore viveur Frédérik, un effervescente Pierre Brasseur, autentico padrone del palcoscenico specie in un bellissimo piano sequenza dove “vilipende l’opera drammatica” di tre autori improvvisando un metateatro farsesco che ovviamente manda in visibilio il loggione (o piccionaia, che in francesce è appunto definito “paradis” da cui il titolo).
Per Woody Allen questo è il miglior film della storia del cinema, per i francesi è il miglior film francese della storia. Insomma, la grandeur c’è eccome; poi c’è da dire che a carnevale ognuno sceglie la maschera che più gli aggrada, è naturale. L’importante è che reperiate l’edizione integrale francese (3 ore) e non vi limitiate a quella triturata dalla solita macelleria editoriale italiana (un’ora e mezza).

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