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Recensione su Perfidia

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2 giugno 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In una Parigi alto-borghese e annoiata Helene, una tizia ricco-gnocca e dallo sguardo davvero inquietante mette alla prova il suo amante, Jean, dicendogli di non amarlo più. Sfiga vuole che la risposta di lui sia del tipo: “Sul serio?! Ma pensa! Che coincidenza, neanche io ti amavo più, ma avevo paura a dirtelo. Ma benissimo! Resteremo best friendsss”.
Lei O_O
E poi: vendetta tremenda vendetta è_é
Architetta quindi un piano, che consiste nel far innamorare Jean di Agnès, una ballerina che fa la prostituta per mantenere sé e la stolida madre, presentandogliela però come una perfect girl. E tipo che dopo che si sono sposati va da lui e gli dice “Ahah! Hai sposato una zoccola, ben ti sta!”
Giuro è quello. Si tratta di un film di Bresson precedente alla svolta che porta Bresson a diventare Bresson (tautologico); quindi più narrativo, quindi più incastonato nei film di genere alta società e lustrini e amorosi intrighi degli anni ‘40, ma anche girato nella Parigi occupata dai nazi e che all’uscita fu uno splendido fiasco. Un film soprattutto di interni, più o meno sontuosi, con poche sortite per strada o al Bois de Boulogne, dove avviene l’incontro. E di sguardi, soprattutto della malvagia protagonista, che a me inquieta ancora adesso – l’ho già detto? – è una vera e propria classy witch (parole inglesi fini a se stesse) e tira i fili dei comportamenti a cui induce gli altri personaggi. Un film declinato quasi interamente al femminile, il che nell’autore non è frequentissimo, mentre di solito si assiste a storie di uomini soli-tari, mentre qui moltissimo sono approfondite motivazioni e psicologie e sofferenze di Helene e Agnès, e pochissimo quelle di Jean, il quale oltre a essere un belloccio di cui tutte si innamorano è proprio un grullo. Il finale è happy, anche se lei che prima dice “Muoio disperata!” ma poi cambia idea (Ok, non muoio più) mi ha lasciato un po’ così.

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