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Recensione su Il primo bacio

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20 marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cronache dalla scuola, secondaria e multietnica, di una cittadina media francese (così a naso Rennes, cette fois). Il protagonista ha il nome di Hervè, ed è un maramaldo simpatico e sfaticato e con un maglione puzzolente e brutto addosso e dei capelli inverosimili. Ha una mamma depressa, e che se ne vanta con tutti (tien, mi ricorda qualcuno), separata, vive in un palazzo su cui cade la cacca degli aerei dal cielo, e si fa un sacco di pugnette sull’equivalente franco del postalmarket. Ma non solo. Ha poi un amico arabo heavy metal, che si chiama come un pacchetto di sigarette e porta dei capelli ancora più brutti dei suoi. Pure lui si ammazza di pugnette, e insieme fanno andare una cifra spropositata di calzini. E poi a scuola: c’è il bullo figo, il mongoloide, l’insegnante depresso, altri due ragazzini amici di Hervè uno più inquietante dell’altro (no, serio, quelli sono i figli di Satana), e una tipa carina che gli fa conoscere l’amore. Conflittualità con la madre (tu m’emmeeeeeeeeerde!, le urla lui, col vocione), impacci, bugie, tutta la panoplia che ci si può figurare in una storia del genere, e anche un po’ di più. Perché se la trama è quel che è i personaggi, presi a sé, sono particolari e ben definiti: sebbene vivano in un mondo di quotidianità che non potrebbe essere più normale, provano emozioni e sensazioni e le riescono a trasmettere sullo schermo, così come l’ingenuità e i sogni/voglie della prima adolescenza e dei primi scontri con la realtà del volersi sentire grandi.

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