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Recensione su Lenny

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15 ottobre 2014

Lenny.
Bob Fosse.

Lenny Bruce fu una persona controversa, un comico eccezionale, una figura atipica per i suoi anni. Un uomo che faceva dei tabù la sua virtù, della satira il suo stile di vita. Lenny Bruce uomo estroso e geniale, mal compreso e demonizzato fu un’icona; un prodotto che andava ben oltre la semplice comicità.

Nel film diretto da Bob Fosse ed interpretato dal (quasi) sempre magistrale Dustin Hoffman, si ripercorre proprio la vita del cabarettista e comico di origini ebraiche Lenny Bruce. L’opera a metà fra il documentario ed il film drammatico è un prodotto che analizza a fondo l’ascesa al successo di un uomo fuori dal comune, l’ascesa ed il suo declino. Se da un lato il pubblico lo adora, dall’altro i mass media e la critica americana lo detestano. Armato di un umorismo corrosivo ed allo stesso tempo offensivo, con una spogliarellista tutto pepe come musa ispiratrice, Lenny passa dalle peggiori bettole di periferia ai più grandi cabaret di N.Y.C.

Eppure, eppure, al di là del suo stile pungente, della battuta pronta e del sorriso a trentadue denti, si capisce che sul nostro grava un peso enorme. Nel profondo Lenny è triste, deluso, amareggiato perché se è vero che egli costringe il pubblico, il mondo dello spettacolo e tutta l’America a dargli ascolto, è anche vero che in pochissimi lo ascoltano davvero. Moltissimi sono più interessati al dopo show, ovvero agli arresti e alle denunce che colpiranno egli stesso. Si perché in cambio della fama, dell’adorazione, L. Bruce conquista un buon numero di nemici fra le istituzioni ed i piani alti della società. Ambientato nell’America degli anni ’60, il film risente dell’atmosfera “pura” e puritana di quegli anni. In un Paese che fa di tutto per salvare le apparenze, sempre attento a mostrarsi perfetto, una figura come quella del protagonista dell’opera firmata Bob Fosse viene accettata si ma mal volentieri. Il comico imposta le sue gag su argomenti delicati e poco spesso toccati. Si spazia così dalla morale alla politica, dalla religione cristiana a quella ebraica (mostrando una forte autoironia), fino ad arrivare ai personaggi di spicco della politica a stelle e strisce, alle malattie, alla segregazione razziale, e chi più ne ha più ne metta. Lenny, insomma, dice la sua su ogni cosa ed il suo fare lo porta al sentirsi sopra gli altri. Invincibile e sopra la legge, un moderno Icaro che si schianterà contro il conservatorismo e i dogmi di una Nazione in cambiamento. Probabilmente se fosse vissuto dieci anni più tardi, avrebbe avuto un’esistenza più o meno facilitata ma così non fu: il nostro subisce una vera e propria persecuzione, gli innumerevoli arresti lo portano più volte nelle aule dei tribunali, i soggetti messi in scena subiscono le censure di ogni tipo. Lenny viene ostacolato in tutti i modi e le frequenti pressioni che subisce danneggiano gravemente la sua vita privata.

La pellicola è meravigliosa, è stata nominata a sei premi oscar nel 1974, tra cui quella per il Miglior Film. E’ un dramma che lascia ampi spazi alla commedia ma le risate son sempre amare, è un film eccezionale con un Dustin Hoffman imperdibile. Da notare come nella versione italiana a dare la voce a Lenny sia Gigi Proietti, perfetto nel ruolo da doppiatore, riesce a dare un tono scanzonato ed allo stesso tempo drammatico al timbro del nostro. E’ un prodotto che vi consiglio caldamente.

DonMax

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