Recensione su Leningrad Cowboys Go America

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Go Leningrad Cowboys! Go! / 29 aprile 2014 in Leningrad Cowboys Go America

La vena surreale di Kaurismaki esplode in un divertente florilegio di situazioni improbabili: i Leningrad Cowboys sono una sorta di fantastici Blues Brothers fuori tempo massimo.
Come Elwood e Jake, essi accettano le improbabili cose che accadono loro con esilarante calma serafica, hanno problemi con la giustizia nel profondo sud degli States, rimpolpano la band strada facendo, si esibiscono davanti ad un pubblico “difficile” conquistandolo con una grande versione di Born to be wild degli Steppenwolf accompagnata nientemeno che da fiati e fisarmonica.

Vaghe similitudini a parte, il film è smaccatamente kaurismakiano : benché il regista non si sbizzarrisca come suo solito con le scenografie kitsch, qui meno significative che altrove, calca adorabilmente la mano sulla caratterizzazione fisica della band ed esalta all’estremo la follia delle vicende.
I capelli da fumetto e le scarpe che sembrano uscite da un cartone di Tex Avery sono dettagli che appaiono improbabili allo spettatore del film, ma non a chi incontra la band, come se si trattasse (e così Kaurismaki li sottopone al pubblico) del patrimonio genetico di una particolare stirpe (perfino il bambino in culla e il cane di casa hanno la banana d’ordinanza e Igor, lo scemo del villaggio, quasi calvo, coltiva con amore i quattro peli che ha sulla fronte, sperando di entrare nel circolo dei Cowboys).

Un film gioioso, divertente, scanzonato, un road movie rock’n’roll che attraversa gli Stati Uniti con passo sognante, fino ad arrivare ad un Messico desolato ma accogliente, inaspettata terra promessa.

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