L'enfant - Una storia d'amore

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L'enfant - Una storia d'amore

Bruno è un ventenne che si arrangia con piccoli furti, aiutato da un ragazzino. Il giovane ha una relazione con una coetanea, Sonia, e da questa nasce un bimbo, Jimmy. Pur amando la compagna, Bruno non nutre alcun sentimento paterno nei confronti del figlio. Un giorno, affidatogli il bambino, se ne libera, vendendolo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: L'enfant
Attori principali: Jérémie RenierJérémie RenierDéborah FrançoisDéborah FrançoisOlivier GourmetOlivier GourmetmaschioJérémie SegardStéphane BissotStéphane BissotFrançois Olivier, Mireille Bailly, Bernard Marbaix
Regia: Luc DardenneLuc DardenneJean-Pierre DardenneJean-Pierre Dardenne
Sceneggiatura/Autore: Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
Fotografia: Alain Marcoen
Costumi: Monic Parelle
Produttore: Luc Dardenne, Olivier Bronckart, Jean-Pierre Dardenne, Denis Freyd
Produzione: Belgio
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 95 minuti

Dove vedere in streaming L'enfant - Una storia d'amore

Il bambino d’oro. / 28 Ottobre 2013 in L'enfant - Una storia d'amore

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Devastante e affatto consolatorio: due giovani di età indefinita, alla mercé dei propri istinti (cibo, casa, maternità, per esempio), sembrano concepire a malapena quale sia lo spessore della realtà e quali siano gli effetti delle loro azioni.
Ad esser sinceri, essi sono immersi nel vero più vero fin sopra i capelli, al punto da esserne pressoché assuefatti. Sembrano innocenti ed ignari: forzo la similitudine, ma Bruno e Sofia mi hanno fatto venire in mente Adamo ed Eva alle prese con la novità della vita, praticamente sconosciuta ed inaspettata, assolutamente primigenia. Però, mentre la ragazza sviluppa quasi inconsapevolmente una propensione materna, Bruno, senza malizia né cattiveria, senza alcun calcolo, resta indifferente sia alla presenza del bambino che alle “nuove” inclinazioni della compagna.

Tra i due, Bruno pare quello che, pur conoscendo bene le durezze della vita, ragiona come se fosse totalmente privo di maturità (es.: avremmo fatto un altro bambino, che ci vuole? Tu mi hai denunciato: siamo pari, no? Ecc.) e la sua presa di coscienza, nella sequenza finale, suona davvero liberatoria: ma essa porterà davvero a qualcosa? Ora che si trova in prigione, ha ragion d’essere? Non sappiamo per quanto tempo rimarrà in carcere o se Sonia avrà davvero ancora pazienza con lui, perciò non è chiaro se e come sarà mai d’aiuto a suo figlio.
Lancinante.

Bella regia, oserei dire naturalista.

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28 Aprile 2011 in L'enfant - Una storia d'amore

Il film è tanto esile quanto forte. Esile nella trama e nel soggetto, più un’idea che altro, ma forte nella messa in scena e nello svolgimento.
Il bambino del titolo certo non è chiaro chi sia, o meglio, i Dardenne delineano l’acerbità della vita in maniera universale, dal bimbo appena nato, completamente indifeso, al ragazzino che si confronta con un mondo più grande e pericoloso, all’adulto, anagraficamente parlando, ma che non riesce a uscire se non faticosamente dall’infantilismo.
Tutto è gioco per Bruno, novello padre, l’amore, il sesso, la vita, la sussitenza, sfugge continuamente alle responsabilità, si riempie la vita di bugie fanciullesche (ma d’altronde il suo mondo famigliare di origine non è certo migliore). La sua ragazza reagisce in modo diverso alla maternità, almeno per il senso di responsabilità che sente immediatamente per il bambino.
Non c’è cattiveria, non c’è il male nella decisione di Bruno di vendere il figlio, che è un puro oggetto di scambio con adulti molto più sapienti e consapevoli delle azioni che intraprendono. E i rumori allo scambio, le porte che si aprono, le persone che vanno via sono certo più inquietanti, come lo sono quando il bambino verrà richiesto indietro dopo la denuncia della madre, un vuoto di rumori sul primo piano di Bruno che attende. E quindi non c’è pentimento perchè manca la misura delle proprie azioni, perchè siamo in un universo infantile in cui tutto, anche ciò che è sbagliato, si fa senza valutarne le conseguenze sugli altri. La storia di Bruno è una storia di una possibile assunzione di responsabilità e di uscita dal mondo egoista tipico dell’infanzia, che forse si realizza quando, contro ogni sua logica pregressa, si fa carico della “paternità” di un furto per scagionare il bambino che lo ha commesso con lui, una sorta di genitorialità surrogata nei confronti dell’amico.
Il tutto sullo sfondo di una vita fatta di piccoli furti, di piccole azioni criminali, di personaggi che vivono ai margini di una società per lo più assente, in cui le istituzioni più forti sono quelle repressive, ma in cui la presenza più pervasiva è quella criminale.

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