Recensione su Lebanon

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Finalmente… / 4 settembre 2011 in Lebanon

Dopo secoli di film belli e meno belli, mediocri per lo più, “troppo normali”, ovvi vorrei dire anche quando emozionanti, eccone uno che mi ha di nuovo bucato l’anima, e gli occhi. Sono uscita dal cinema – uno di quelli un po’ periferici, perché l’onda della prima uscita era finita da un pezzo – con la sensazione indimenticabile che lì, su quelle strade buie e vuote, di asfalto, così concrete e umide di una pioggerellina non ancora evaporata, i miei piedi non toccassero terra, in quella realtà “di soglia” tra il “qui” e l'”altrove” dove solo il cinema più vero sa portare, creando mondi, regalando esperienze impossibili da fare, occasioni di “altre vite” che altrimenti non vivremmo mai…
Allora, con la sensazione netta di aver visto qualcosa di straordinario, ecco le parole che ne scaturirono, a caldo e che condivido, ancora oggi: “Assoluto. Cinematograficamente, praticamente perfetto. Riprese. Suoni e rumori. Ideazione. Sceneggiatura. Contenuti – inaffrontabili, e tutti lì in iper-evidenza, uno dopo l’altro a farsi vedere. Percezioni da miniaturista – tutti i sensi coinvolti istante dopo istante in un’unica sinfonia della relazione tra l’io e il mondo. Se proprio proprio si vuole trovare un apice (ed è una forzatura in un film che è un climax dall’inizio alla fine): contenutisticamente: la scena in cui il soldato siriano urina: il totalmente estraneo (l’altro) e l’assolutamente intimo perfettamente coincidenti. Espressivamente: la gestione del suono durante la morte di Yigal – nessuna sbavatura e nessuna concessione (facile). Certo rimane indelebile la “contrazione” dell’animo che sa che un'”opera” così perfetta e rara scaturisce da un’esperienza diretta e (troppo) vera per essere sostenibile (sul piano umano, proprio umano – al diavolo, la politica)”.

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