Recensione su La tigre ama la carne fresca

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Péché mignon / 13 dicembre 2017 in La tigre ama la carne fresca

Si può parlare di guilty pleasure (anzi meglio: di péché mignon) quando si tratta di un film di Claude Chabrol?
Mais oui, bien sûr. La tigre ama la carne fresca (1964) è un film di spionaggio che mette in primo piano una specie di 007 transalpino chiamato “il tigre”, interpretato dal franco algerino Roger Hanin. Il film è mediamente bistrattato dalla critica, si tratta del primo vero successo commerciale di un auteur della Nouvelle Vague che decise di battere un po’ cassa. C’è quella mascolinità un po’ greve, soprattutto nel modo in cui il villain – un bianco, crudele, torvissimo Mario David – tratta la “povera idiota” ben interpretata da Christa Lang, così come risulta oggi assolutamente politiquement incorrect il modo in cui viene trattato il nano Jimmy Karoubi (buffamente doppiato da una voce femminile). Aggiungiamo pure che ci sono dei bloopers qua e là, una colonna sonora abbastanza ridicola e classiche soluzioni di montaggio discontinuo (e dici: maddai, ma è veramente Chabrol? Ma l’ha fatto apposta?); resta un film che misteriosamente amo, con tutte le sue furibonde scazzottate, le mosse di lotta libera mista ad arti marziali, l’ambientazione tra Francia ed Egitto dove è stata girata la sequenza che più mi è rimasta impressa: il sicario e il tirapiedi del boss arrivano in una periferia alluvionata, entrano in una dimora coloniale allagata e quei passi così “gratuiti” in un salone invaso dall’acqua mi sono sembrati pura poesia (scommetto che la scena non è stata voluta, ma che la location è stata trovata così e hanno filmato lo stesso).

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