Recensione su Il passato

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8 Dicembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia ruota intorno ad alcuni personaggi e, appunto, al loro rapporto con il passato: Ahmad (Ali Mosaffa), iraniano, torna a Parigi per divorziare da Marie (la bellissima e bravissima Bérénice Bejo), francese, con cui si è lasciato quattro anni prima e che, intanto, intende sposarsi con Samir (Tahar Rahim).
I fantasmi del loro passato emergono fin da subito: Ahmad ricorda ogni luogo ma non vi si riconosce (“dov’è finito il mobile che c’era qui?” “quando vivevo qui lo tenevate nella rimessa”), con Marie esistono tensioni non ancora appianate nonostante siano passati anni mentre anche Samir sembra nascondere un segreto, rappresentato da una moglie entrata in coma otto mesi prima per un tentato suicidio.
A rendere chiaro a tutti questo intreccio di eventi e di azioni la cui intenzionalità non è sempre chiara (come il fatto che Marie non prenoti l’albergo per l’ex-marito, il quale, dunque, resterà suo ospite durante tutta la vicenda) sarà la figlia maggiore di Marie, Lucie (un’ingiustamente trascurata Pauline Burlet), che non è figlia di Ahmad ma ha comunque un buon rapporto con quest’ultimo.
Infatti, saranno proprio i sospetti e le insinuazioni della ragazzina (che inizialmente pare soltanto non apprezzare il nuovo compagno della madre) a far sì che i tre personaggi principali comincino una sorta di indagine per scoprire la verità circa il gesto della moglie di Samir.
Il film rende molto bene l’inquietudine e la confusione di sentimenti provata da tutti i personaggi, compresi i piccoli Léa e Fouad, rispettivamente figli di Marie e Samir e il loro non riuscire a liberarsi da ciò che è passato.
All’interno di una casa che sembra essere metafora della loro condizione- i personaggi non fanno che traslocare e spostarsi, le pareti sono sempre fresche di vernice come a presagire l’imminente cambiamento nelle vite di tutti loro- Ahmad e Marie non sembrano realmente riuscire a districarsi dai ricordi del loro matrimonio, mentre Samir deve fare i conti con il fantasma dell’infelicità della moglie e del suo ruolo nei confronti di essa.
Il finale, nemmeno, sembra riuscire a restituire chiarezza all’io dei personaggi: questa indagine nel passato non sembra, infatti, portare alla risoluzione di un mistero, all’assunzione di responabilità da parte di uno dei personaggi e all’assoluzione degli altri; piuttosto, mette in luce le varie verità e ragioni di ognuno, come aggrovigliate tra loro…
Un film che consiglio decisamente di vedere, che mai annoia ma nemmeno angoscia, che mette in luce una sensibilità notevole nell’analizzare la psiche umana ma che non è mai nemmeno pretenzioso nel voler forire giudizi e spiegazioni.

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