2013

Il passato

/ 20137.379 voti
Il passato
Il passato

A Parigi una donna Iraniana Marie, dopo essersi separata dal marito, trova un altro compagno, Samir. Il marito, Ahamad, dal Medio Oriente si reca in Francia per divorziare definitivamente permettendo così a Marie di risposarsi. Lucie, adolescente, e Léa, più piccola, sono le figlie di Marie. Nella stessa casa hanno iniziato a vivere anche Samir ed il figlio Fouad . Durante lo svolgersi dei fatti emergono pensieri e circostanze pregresse che ognuno dei personaggi, si porta faticosamente addosso. Bérénice Bejo (Marie) è miglior attrice al festival di Cannes 2013.
jossi ha scritto questa trama

Titolo Originale: Le passé
Attori principali: Bérénice BejoAli MosaffaTahar RahimPauline BurletElyes AguisJeanne Jestin, Sabrina Ouazani, Babak Karimi, Valéria Cavalli, Aleksandra Klebanska, Jean-Michel Simonet, Pierre Guerder, Anne-Marion de Cayeux, Eléonora Marino, Jonathan Devred, Sylviane Fraval
Regia: Asghar Farhadi
Sceneggiatura/Autore: Asghar Farhadi
Colonna sonora: Evgueni Galperine, Youli Galperine
Fotografia: Mahmoud Kalari
Costumi: Jean-Daniel Vuillermoz
Produttore: Alexandre Mallet-Guy, Alexa Rivero
Produzione: Francia, Iran, Italia
Genere: Drammatico
Durata: 130 minuti

9 Marzo 2014 in Il passato

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia di una larga famiglia, che si contrae ed espande nelle conflittuali relazioni tra i suoi componenti, più o meno iraniani immigrati in Francia, più o meno ai bordi della periferia, immagino parigina. Ahmad torna, per ufficializzare il divorzio da Marie, la quale vuole sposare con Samir, il più triste di tutti tristi, che non sorride maimaimai per tutto il film. A loro si aggiunge una casa cadente e da rimettere a posto, come i rapporti di tutti con chiunque, e tre figli di questo e quello. E una moglie in coma di Samir. Ahmad, il corpo ormai estraneo che ritorna e innesca tutto il resto, è un insopportabile grillo parlante iraniano, che prende tutti uno per uno da parte e comincia a fargli domande retoriche. Forse è questo quel che volevi? Vuoi forse che… ? Nella seconda parte il dramma relazionale vira sui toni di un inatteso giallo famigliare, con ricerca del colpevole (è casuale il coma di quella in coma? Che fine avrà fatto Carmen Sandiego?), bugie ed omissioni. Ognuno cerca di salvare se stesso e gli altri, e più tenta più peggiora, soprattutto la figlia maggiore, laquelle rilascia informazioni insopportabilmente goccia a goccia. Il passato del titolo è l’incontournable scoglio da superare nei rapporti interpersonali per andare avanti, e tutti dapprincipio fingono (credono?) di averlo superato senza problemi e nessuno è nel vero, e lo dimostrano gli incontri che diventano scontri. Dipinto di famiglia moderna ma non post, tenuto soprattutto nei margini stretti di focolai domestici o spazi comunque chiusi, e delle relazioni scoppiate, e la salsa iraniana e il loro parlare ricorsivo e ondeggiante bellissimo non rende il racconto meno universale.

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Un film corale .. e ben diretto / 24 Dicembre 2013 in Il passato

Non si discute sulla regia e sulla bravura dei protagonisti … la storia è molto ben congegniata altre se ci sono alcuen zone d’ombra.

8 Dicembre 2013 in Il passato

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La storia ruota intorno ad alcuni personaggi e, appunto, al loro rapporto con il passato: Ahmad (Ali Mosaffa), iraniano, torna a Parigi per divorziare da Marie (la bellissima e bravissima Bérénice Bejo), francese, con cui si è lasciato quattro anni prima e che, intanto, intende sposarsi con Samir (Tahar Rahim).
I fantasmi del loro passato emergono fin da subito: Ahmad ricorda ogni luogo ma non vi si riconosce (“dov’è finito il mobile che c’era qui?” “quando vivevo qui lo tenevate nella rimessa”), con Marie esistono tensioni non ancora appianate nonostante siano passati anni mentre anche Samir sembra nascondere un segreto, rappresentato da una moglie entrata in coma otto mesi prima per un tentato suicidio.
A rendere chiaro a tutti questo intreccio di eventi e di azioni la cui intenzionalità non è sempre chiara (come il fatto che Marie non prenoti l’albergo per l’ex-marito, il quale, dunque, resterà suo ospite durante tutta la vicenda) sarà la figlia maggiore di Marie, Lucie (un’ingiustamente trascurata Pauline Burlet), che non è figlia di Ahmad ma ha comunque un buon rapporto con quest’ultimo.
Infatti, saranno proprio i sospetti e le insinuazioni della ragazzina (che inizialmente pare soltanto non apprezzare il nuovo compagno della madre) a far sì che i tre personaggi principali comincino una sorta di indagine per scoprire la verità circa il gesto della moglie di Samir.
Il film rende molto bene l’inquietudine e la confusione di sentimenti provata da tutti i personaggi, compresi i piccoli Léa e Fouad, rispettivamente figli di Marie e Samir e il loro non riuscire a liberarsi da ciò che è passato.
All’interno di una casa che sembra essere metafora della loro condizione- i personaggi non fanno che traslocare e spostarsi, le pareti sono sempre fresche di vernice come a presagire l’imminente cambiamento nelle vite di tutti loro- Ahmad e Marie non sembrano realmente riuscire a districarsi dai ricordi del loro matrimonio, mentre Samir deve fare i conti con il fantasma dell’infelicità della moglie e del suo ruolo nei confronti di essa.
Il finale, nemmeno, sembra riuscire a restituire chiarezza all’io dei personaggi: questa indagine nel passato non sembra, infatti, portare alla risoluzione di un mistero, all’assunzione di responabilità da parte di uno dei personaggi e all’assoluzione degli altri; piuttosto, mette in luce le varie verità e ragioni di ognuno, come aggrovigliate tra loro…
Un film che consiglio decisamente di vedere, che mai annoia ma nemmeno angoscia, che mette in luce una sensibilità notevole nell’analizzare la psiche umana ma che non è mai nemmeno pretenzioso nel voler forire giudizi e spiegazioni.

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11 Giugno 2013 in Il passato

Due ore sembrano tante per un film non d’azione ma nonostante questo non annoia mai. La famiglia allargata della protagonista sembra sempre sul baratro ma l’arrivo dell’ex marito iraniano che deve firmare le carte del divorzio dovrebbe sistemare le cose, inizia invece una serie di rivelazioni incrociate come un classico giallo delle scatole cinesi dove nessuno è colpevole ma nemmeno innocente.
I protagonisti maschili sono interessanti ma restano decisamente in secondo piano se proprio non scompaiono di fronte alla splendida Berenice che deve gestire questa situazione complicatissima. Premio super meritato a Cannes.

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