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Recensione su L'inquilino del terzo piano

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Il razionale e l’irrazionale secondo Polanski / 6 gennaio 2013 in L'inquilino del terzo piano

L’inquilino del terzo piano è prima un romanzo di Roland Topor, poi un film diretto da Roman Polanski. Il regista trasmette un forte senso di inquietudine attraverso la storia, incredibile ed allo stesso tempo terribile, del giovane impiegato protagonista. Egli è il signor Trelkovski, un umile e timido francese dalle origini polacche. L’ambientazione è una spenta e fredda Parigi, proprio qui cerca un’appartamentino non troppo costoso dove potersi stabilire. Per le sue origini (pur essendo naturalizzato francese) molto spesso viene visto con diffidenza, sospetto. In ogni caso la sua buona (?) stella lo fa arrivare a un condominio dove poco prima una ragazza, chiamata Simone Choule, si è gettata dal terzo piano. Proprio dall’appartamento papabile. La giovane dopo il coma sembra riprendersi. Purtroppo è solo un’apparenza, ella morirà in circostanze poco chiare dopo che lo stesso Trelkovski l’andrà a trovare. Alla tragedia della ragazza si unisce l’inferno che dovrà affrontare il nostro protagonista: “Sopravvivere ai condomini”. I suoi coinquilini sono anziani sospettosi, arroganti e noiosi. Non accettano feste, suoni, rumori, donne e in poche parole la caciara. Sono davvero infastiditi dal nuovo ospite paragonandolo continuamente a Simone. Alla noia che regna nel condominio si contrappone la monotonia all’esterno e non molto lontano dalla palazzina. Vi faccio notare come è proprio dal e nel caffè, sin dai primi momenti, che si cerca di far diventare il protagonista ciò che non è.
Si cerca di trasformarlo nella ragazza che occupava il suo appartamento. Ci sono gioie nella sua vita ? Non credo che possiamo trattare lo pseudo innamoramento con Stella o il rapporto con i suoi amici come tali. Il protagonista nasce, cresce e muore(?) solo. Arriverà a pensare di essere vittima di un complotto, si perché se è dal caffè che inizia la trasformazione, questa proseguirà a causa del condominio e a causa di tutte le figure che ne fanno parte. Il film si chiude lasciandoci con noi che ci poniamo una domanda e con un urlo disperato e terrorizzato.

Note del Don.
Il film, a metà fra razionale ed irrazionale, apparente normalità e frustrazione, segna il pubblico suggerendogli domande. Quanto è reale ciò che vede il nostro protagonista? Quanto è frutto della sua immaginazione ? E’ veramente in un complotto? Per quale motivo dovrebbe esserne parte?
Sono alla prima visione della pellicola e ancora molte domande non hanno trovato risposta. Quanto immagina il povero impiegato?
Un film da vedere e rivedere (cosa che personalmente farò)

DonMax

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