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Recensione su Le iene

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L’esordio / 16 agosto 2017 in Le iene

Anticonvenzionale, violento, razzista. Insomma, “tarantiniano”. L’esordio del giovane californiano è folgorante, punto di rottura nei confronti del passato e inizio di una carriera che porterà il giovane Quentin nell’olimpo di Hollywood.
I primi 10 minuti delle “Iene” sono fenomenali.
“Perché dare la mancia? Perché la società mi dice di farlo?”. Ecco questa frase di Mr.Pink, un immenso Steve Buscemi, riassume tutta la filosofia di Tarantino.
Perché seguire determinati canoni nel costruire un determinato tipo di film? Perché si è sempre fatto così? Perché il linguaggio deve essere edulcorato?
Tarantino ruba dal passato ma infrange qualsiasi stereotipo visto fino ad allora.
Il linguaggio è violento, estremo, quanto più reale possa essere.
I personaggi “vivono” di luce propria.
Mr.White, il solito grande Keitel, proprio come il colore che lo rappresenta, è il più saggio, il più paterno, il più professionale.
Mr.Orange, Roth, è un “ibrido” fra il rosso e il giallo, criminale e poliziotto, coraggioso e timoroso, leale e disonesto.
Mr.Pink, è avido, egoista, razionale, sospettoso di tutto e tutti.
Mr.Blonde, Madsen, è lo psicopatico fedelissimo di Joe, insensibile del destino altrui e totalmente privo di una qualsiasi etica, professionale e morale.
Ognuno è perfettamente complementare all’altro, con una proprio identità, unica rispetto all’altro.
Tuttavia, a mio avviso, “Le Iene” non manca di difetti: il doppiaggio italiano di Roth, in alcune situazioni, è davvero pessimo; alcune scene fra Keitel e Roth in auto sono tragicomiche, davvero esagerate; il montaggio è idealmente eccellente, ma nella riuscita risulta in taluni punti confusionario e poco accattivante; alcune riprese in auto risultano un po’ fiacche e ripetitive.
Pur consapevole dei limiti, “Reservoir Dogs” rimane comunque l’inizio di un qualcosa di irripetibile.

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