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Recensione su Le iene

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Come una vergine / 8 marzo 2013 in Le iene

Nato con un budget di 30.000 dollari, poi aumentato grazie al contributo degli attori stessi, questo film del 1992 diretto da Quentin Tarantino al suo primo lungometraggio è probabilmente una delle pellicole più famose al mondo, e a differenza di “Avatar” del megalomane sclerotico James Cameron ciò non è un male. Tarantino inaugura la sua gloriosa carriera con un film che ha come assoluti punti di forza i dialoghi scoppiettanti, che alternano cultura pop, misoginia, violenza efferata e turpiloquio. In particolare i primi dieci minuti sono poesia per le orecchie, e in questo aspetto il più famoso Quentin del mondo riesce nella fondamentale idea di rendere le battute realistiche: lo spettatore non osserva dei ragazzacci che parlano o cazzeggiano, ma dei veri dialoghi tra vere persone, risultando partecipe delle loro azioni e non avendo l’impressione di un muro di granito tra lui e “quelli dietro lo schermo”. Una quarta parete di carta velina riesce a non far diventare noiose lunghe scene parlate, e l’uso della scenografia come palcoscenico di un teatro con gli attori che letteralmente vi entrano ed escono non fa altro che accentuare questo effetto. Bravissimi tutti gli attori: Harvey Keitel mantiene sempre serietà e impegno in ogni scena, apparendo come una colonna che sorregge la trama, peccato che negli ultimi anni “Moonrise Kingdom” escluso si sia un po’ buttato via; noi comunque rimaniamo fiduciosi nel suo ritorno in pompa magna, o almeno in cose di cui non ci si debba vergognare. Tim Roth un mostro di bravura e di sofferenza che ritroverà Tarantino due anni dopo in “Pulp Fiction”e che non era disprezzabile nella recente serie tv “Lie to me”. Steve Buscemi e Michael Madsen sono… beh… Steve Buscemi e Michael Madsen: il simil-intelligente sarcastico ma un po’ sfigato e lo psicopatico a cui manca ben più di un venerdì. D’altronde con quelle facce fanno ciò che gli riesce meglio, lunga vita anche a loro! Elencare tutti i riferimenti di questa pellicola sarebbe una fatica di Sisifo, ma come curiosità si può ricordare che l’idea dei colori al posto dei cognomi è stata presa dal film del 1974 “Il colpo della metropolitana – Un ostaggio al minuto”. Uno dei rari film in cui non è presente neanche una battuta pronunciata da un membro del gentil sesso, ma la cosa non pesa ai fini della resa cinematografica. Il regista dimostrerà il suo amore per l’altra metà del cielo in “Jackie Brown” e nella serie di film con protagonista una vendicativa Sposa.

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