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Recensione su Il declino dell'impero americano

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22 aprile 2011

La prima parte è all’insegna della più classica contrapposizione femmine vs maschi. Le donne dedite all’esercizio fisico in palestra, gli uomini impegnati nella preparazione del pranzo che vedrà tutti riuniti alla fine, i due gruppi discutono amabilmente di sesso, in un continuo ping pong di battute e scambi di esperienze hot.
Già un primo stereotipo sull’assegnazione dei ruoli è vanificato, e in effetti tutto il film è teso a dimostrare la parificazione al ribasso della concezione sessuale di entrambi i mondi.
Se da parte dei maschi emerge una visione allegramente maschilista e poligama( e in mezzo c’è anche un gay), le donne non sono da meno, anche se poi ogni personaggio ha sfumature caratteriali che andrebbero analizzate separatamente.
Il titolo ’declino dell’impero americano’ rimanda alla teoria esposta nell’ultimo libro di una delle protagoniste. In una fase di decadenza di una società, gli interessi perseguiti dai suoi membri, da collettivi diventano individuali ed egoistici. Orientamento di quasi tutti i protagonisti, abili affabulatori nel passare da goliardiche affermazioni di spirito sessista- quando sono divisi per genere- ad amabili conversazioni impegnate, quando si trovano riuniti.
Il film ironizza su una certa schizofrenia e incongruenza dell’intellighenzia intellettuale, impegnata a spezzare il capello in quattro quando si discerne sui massimi sistemi, ma incapaci di tenere fermo il parrucchino- metaforico- che scivola ripetutamente dalle loro teste(‘qui si parla e basta,non succede un cazzo’ sbotta un certo punto lo spartano amante di una delle ragazze, intrufolato al rendez vous).
Sulla psicolgia di genere, e sul fascino discreto della borghesia.

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