Recensione su Le conseguenze dell'amore

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15 aprile 2011

Un uomo solo, elegante e riservato, passa la sua vita tra il bar di un albergo e la sua camera. Una figura anonima, che sembra in attesa di qualcosa; quasi un’anima intrappolata in un purgatorio al quale è indifferente, con la sola eccezione della giovane barista, che si ostina a spiare ma a non ricambiarne il saluto.
Il film si muove con ritmo misurato, cadenzando il passo con progressivi colpi di scena che svelano la trama misteriosa. In tutto questo spicca il volto di Servillo, altero e impassibile; come nel ‘Divo’, ancora più delle battute, contano la gestualità e l’espressività con le quali fa parlare il personaggio .
Titta DiGirolamo è una maschera indecifrabile, dietro la quale si nasconde una grande solitudine e un segreto pericoloso. Ogni suo movimento è posato al rallentatore, come se cercasse di controllare tutte le emozioni che il suo corpo può esprimere. Perché, malgrado le apparenze, delle emozioni le conserva ancora, sotto quella scorza gelida. E saranno proprio le conseguenze di questa ritrovata umanità a dare un risvolto alla sua storia.
In una svizzera ordinata ma grigia e inospitale, il protagonista si muove tra 3 ambienti tutti ugualmente asettici e depersonalizzati. Un albergo elegante ma vuoto e dall’ atmosfera ovatta; i luminosi corridoi di un centro commerciale, lungo i quali passeggia indifferente, come capitano di una nave fantasma ; e infine il caveau di una banca nella quale si reca ogni due mesi, con una valigia.
Lunghi movimenti di camera si spostano fluidamente intorno ai personaggi, incorniciando la loro immobilità, o inseguendo la loro sorte; momenti di silenzio e di melodia s’intervallano a suoni elettronici e sincopati, rendendo ancora più strana l’atmosfera.

Sulla redenzione e il potere salvifico dell’amore.

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