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  • Un noir interessante impreziosito dalla presenza di tre fuoriclasse della recitazione: Jean Gabin, Alain Delon e Lino Ventura

Recensione su Il clan dei siciliani

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Un noir interessante impreziosito dalla presenza di tre fuoriclasse della recitazione: Jean Gabin, Alain Delon e Lino Ventura / 20 agosto 2011 in Il clan dei siciliani

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A Parigi, un pericoloso criminale, Roger Sartet, riesce ad evadere di prigione grazie all’aiuto del clan mafioso dei Manalese. Mentre l’ispettore Le Goff gli dà la caccia, Roger propone a Vittorio Manalese, il vecchio boss a capo della famiglia mafiosa, di rubare dei gioielli custoditi all’interno di un museo di Roma. I malviventi, però, si vedono costretti a rinunciare al colpo a causa del sofisticato sistema di sicurezza di cui è dotato l’edificio. Un boss italo-americano, Tony Nicosia, amico di vecchia data di Vittorio, suggerisce di rubare i medesimi gioielli quando questi dovranno essere trasportati a bordo di un aereo fino a New York, dove saranno esposti al pubblico. Il piano, organizzato fin nei minimi dettagli, funzionerà alla perfezione; ma alla fine Vittorio scoprirà una cosa su Roger che farà scattare in lui la voglia di vendicarsi.
Un noir tutto sommato efficace, diretto da un regista, Henri Verneuil (autore anche della sceneggiatura con la collaborazione di José Giovanni e Pierre Pelegri), che certamente non valeva quanto Jean-Pierre Melville o Jacques Becker (che erano maestri assoluti del genere) ma che comunque, almeno in questo caso, è riuscito a realizzare un film abbastanza teso e incalzante, nonostante l’eccessiva durata: due ore, infatti, non paiono giustificate appieno; se i tempi della narrazione fossero stati un po’ più stringati, la pellicola probabilmente non avrebbe sofferto di qualche pausa di troppo nel racconto. Malgrado ciò, “Il clan dei siciliani” si lascia vedere più che volentieri: anche perché con un cast che comprende tre fuoriclasse del calibro di Alain Delon, Jean Gabin e Lino Ventura era quasi impossibile fare un brutto film. Il primo è Roger Sartet, un giovane e spietato criminale amante della bella vita; il secondo è Vittorio Manalese, un vecchio boss della mala che non vede l’ora di ritirarsi per poter ritornare nella sua terra d’origine e godersi in santa pace gli anni che gli rimangono da vivere; il terzo è Le Goff, un ostinato poliziotto dai metodi poco ortodossi. Tutti e tre sono molto bravi, e vederli recitare insieme è uno spettacolo, tanto è vero che il film meriterebbe di essere visto quasi esclusivamente per la loro presenza.

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