Recensione su Le cose che verranno

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Poi di nuovo / 31 Maggio 2017 in Le cose che verranno

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ricompare questo film all’improvviso in un cinema incassato come un autobus, pure col corridoio in mezzo ai sedili. Abbastanza adorabile, I must say. Il mondo intorno e sopra sta frullando per l’arrivo del Giro d’Italia. Io sto in un cinema vuoto con 7 vecchi e un bambino. Nathalie è la Huppert, cazzutissima e agée il giusto. Insegnante di filosofia, il marito pure (Heinz, zwei, trei…), due figli normali, una madre depressa che chiama sempre i pompieri. Insomma una vita impegnata tra famiglia e filò, borghesia intellettuale radical chic dura e pura, che sta sul bus leggendo le critiche ai critici di chi criticò Adorno e mio padre comprò. Soudainement (che splendida parola, signori), la madre prima impazzisce e a breve schiatta. Lasciandole una gatta. Evviva Eddy Uatta. Soudainement, Heinz le dice che lui va a vivere con un’altra, e la molla dopo 25 anni di matrimonio. Fuori c’è Parigi e a volte il mare della Bretagna, dove avevano una casa appollaiata su una spiaggia di sabbia e fango e acqua bassa infinita. Quindi c’è tutto da resettare, a 55 anni. Le rimane la scuola, i saggi che pubblica, la gatta scema ma in fondo simpa e un ex studente ganzo e anarcoide, che è andato a vivere in una malga non so dove nella profonda campagna francese, una specie di comune. Per cui va là, che quando è estate cheffigo ma d’inverno uaaaargh. Stiamo tutti insieme e facciamo il formaggio e nel mentre discutiamo del concetto di autorialità in un collettivo ma intanto passa la canna ecc. E anche nel confronto, con gli altri pezzi della sua vita, ritrova se stessa, il suo posto nel mondo, un posto per la gatta (non ricordo come si chiamasse la gatta, ma ora-adesso mi piace un sacco pensare che si chiamasse COSMOGONIA!). Insomma, la Hansen-Love con la o barrata fa un altro film in cui inquadra una storia personale, e nella storia c’è la descrizione di un milieu (uh, làlà), anche se questa volta più intimo e meno gggiovane del precedente Eden. Anche le persone più apparentemente spente come Nat (che dai, all’inizio è un po’ una pompa in culo) possono fare splendide lezioni di filosofia (solo lì ho capito che a me nessuno ha mai insegnato filosofia nel senso “pensa”, ma solo in quello “studia”. Mi spiace prof. Tra l’altro, ci ho messo un botto di tempo, anche se me lo dicevano tutti da anni :/ ma quando non vedi qualcosa non la vedi, è inutile che te la puntino col dito) e piangere e cercare, rotolare, salire su una montagna e tornare, sorrisetto, verso una vita nuova.

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