2012

Laurence Anyways

/ 20128.089 voti
Laurence Anyways
Laurence Anyways

Laurence e Fred stanno insieme da un paio d'anni, quando lui rivela alla compagna il desiderio di diventare donna, stravolgendo la vita di entrambi. Nell'arco di una decina d'anni, Laurence tenterà di affermare la propria nuova immagine e di riconquistare la donna amata.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Laurence Anyways
Attori principali: Melvil PoupaudSuzanne ClémentNathalie BayeMonia ChokriYves JacquesAnne Dorval, Sophie Faucher, Mylène Jampanoï, Susan Almgren, Magalie Lépine-Blondeau, David Savard, Antoine-Olivier Pilon, Éric Bruneau, Catherine Bégin, Emmanuel Schwartz, Jacques Lavallée, Perrette Souplex, Patricia Tulasne, Manuel Tadros, Denise Filiatrault, Monique Spaziani, Violette Chauveau, Xavier Dolan
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura/Autore: Xavier Dolan
Colonna sonora: Noia
Fotografia: Yves Bélanger
Costumi: Xavier Dolan, François Barbeau
Produttore: Xavier Dolan, Gus Van Sant, Charles Gillibert, Nathanaël Karmitz, Lyse Lafontaine
Produzione: Canada, Francia
Genere: Drammatico, Romantico
Genere:
Durata: 168 minuti

. / 6 Dicembre 2016 in Laurence Anyways

Continuo soddisfatta il recupero della filmografia di Xavier Dolan, questa volta con Laurence Anyways, acclamatissimo lungometraggio del 2012 che riconferma il talento precoce di Dolan. Il film, molto lungo, segue le vicende spalmate su 10 anni di una coppia, squarciata dalla rivelazione di lui di sentirsi nel corpo sbagliato e di voler essere quindi una donna. Il film ha una grandissima energia e l’inizio è piuttosto frastornante, travolgente, una cascata di parole e azioni che costruiscono in brevissimo la vita di coppia di due trentenni che si amano tantissimo e che provano a non farsi separare da una scoperta esistenziale tanto grande quanto necessaria. Nella sua parte centrale la lunghezza mastodontica si fa sentire con un calo di ritmo, anche se tutto sommato la storia rimane coinvolgente e molto ben delineata, scritta, girata, insomma non manca nulla, se non qualche taglio qua e là. Come ogni volta ormai, una delle scene focali ha la bellezza di un videoclip a sè stante, grazie a musica, regia e costumi sempre perfetti (i Moderat tra i ghiacci e i vestiti). La trama procede fino al finale molto giusto e appagante, più pacato delle tante scene madri che il regista sembra amare. Finchè però sono così ben recitate da attori bravissimi, sono ben accette e ulteriore segno distintivo di notevole autore come è Xavier Dolan.

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Intime equazioni / 10 Maggio 2016 in Laurence Anyways

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

Lo dico subito: sapere che Dolan ha imbastito questa epopea intima ed estremamente potente (sia a livello concettuale che visivo e tecnico) quando era poco più che ventenne rende ancora più stupefacente l’esito di una pellicola tra le migliori viste negli ultimi tempi.
La maturità dimostrata nell’esposizione del dramma e dei conflitti che nascono in seno ad un individuo, ad una coppia, ad una famiglia quando un’identità sgomita e grida per venire effettivamente alla luce è davvero sconvolgente: la limpidezza, mai didascalica, con cui Dolan (unico sceneggiatore, montatore e produttore esecutivo, oltre che regista) racconta le molteplici ed estremamente complesse implicazioni legate alla trasformazione fisica del protagonista, strappa sincera ammirazione e una sorta di senso di sollievo.
A fronte di qualche compiacimento di carattere principalmente estetico, infatti, il lavoro di Dolan dimostra che una certa originalità espositiva è ancora possibile e che, a dispetto dell’argomento, facili patetismi e drammatizzazioni d’ufficio sono lontani anni luce: in questa pellicola, le vittime (della genetica, oltre che di un pregiudizio diffuso che si esplica in più e fantasiose forme: Dolan, a conti fatti, ne mostra solo un doloroso paio) sono eroi (in senso letterario) che affrontano la vita con pragmatismo. Quanto l’aspetto esteriore e la conformazione fisica di una persona possono influire sulla sua capacità di amare un altro specifico individuo? Molto o per niente: tutto sembra stare nell’aver chiaro chi, intimamente, si è.
Laurence, incarnato con disarmante bellezza da Melvil Poupaud, non smette mai di essere Laurence: tra le tante cose che intende modificare, non desidera cambiare nome, perché è sempre stato Laurence e Laurence, a dispetto del nome maschile, è una donna. Tutto sembra racchiudersi in un’intima equazione: egli è sempre stato Laurence ed è sempre stato una donna, è Laurence Anyways, Laurence in ogni caso, sempre e comunque. In questo senso, è emblematico che la sua compagna eletta si chiami Fred: Fred è indiscutibilmente una donna, anche se usa il nome di un uomo. Sulla carta, a livello teorico, l’equilibrio del mondo sembra destinato a non cambiare di una virgola.
Ciò che sposta l’asse dell’universo dei protagonisti sono le profonde lacerazioni di Fred (una bravissima ed efficacissima Suzanne Clément), una sorta di scheggia impazzita all’interno del “piano” di Laurent. Fred è coraggiosa, ma è umanamente fallace, con tutti i limiti e i pregi del caso: ella coglie e comprende la natura vera del suo amato, ma ne è annichilita. Lui si libera, ma lei non riesce a gestire il carico “pratico” della questione.
La sequenza finale, vista anche in quest’ottica, prende il cuore dello spettatore e ne fa coriandoli.

Ultime note a margine.
Pur attingendo ad un eclettico repertorio pop che, a primo acchito potrebbe sembrare solo “vezzoso”, Dolan dimostra che ci sa fare davvero anche con la musica. La colonna sonora di questo film, ricca e variegata, è parte integrante del racconto: con esso si fonde, dialoga, lo abbraccia, se ne ritrae.

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