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Recensione su L'attimo fuggente

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Tu puoi contribuire con un verso / 11 agosto 2015 in L'attimo fuggente

Tanto si è detto di questo film, e tanto si dirà. Sono quei film che siamo abituati a vedere fin da piccoli. Quei film che vediamo a pezzi fino a che non siamo in grado di comprenderli. Ho visto questo film molte volte, e ogni volta mi è sembrato di capire qualcosa di diverso.
E’ uno di quei film che cresce con te. Che ti forma in qualche modo.
All’inzio riesci solo a scorgere il dolore del suicidio. Poi riesci piano piano a capire il malessere e il male di vivere di questi ragazzi allevati e istruiti come se fossero cavalli. Poi comprendi la dolce ironia, un’ironia che non permette a questo film di essere drammatico.
E infine comprendi la poesia, e come la poesia sia la cosa più importante di tutti, perché riesce a creare una parvenza di libertà.
Una scuola rigida ha irrigidito anche quella. Ha classificato e schematizzato la poesia. E il professor Keating cerca solo di restituire almeno quella. Perché è l’unico potere che ha. Perché capisce che per cambiare le cose deve partire da una nuova generazione. Più aperta, più sognatrice, meno arida.
Ma questo film fa di più. Riesce a dare un’impronta di dolcezza e tenerezza nei ricordi di chi lo ha visto. Ripercorre un’adolescenza strappata, e un vano tentativo di recuperarla. Da un gesto semplice come il costruire una radio per poter ballare, a un gesto quasi banale come innamorarsi, a un gesto genuino come recitare a teatro. E purtroppo arriviamo a un gesto estremo come il suicidio, a un gesto ancora più estremo come il rifiuto, e a un gesto disperato come salire su un banco citando una poesia di WIthman.
Non smetterà mai questo film di insegnarci qualcosa attraverso gesti carichi di poesie. Attraversando una miriade di situazioni sempre differenti.
Anche se preferisco (stranamente) il titolo in italiano, capisco per che in originale il film si chiami Dead Poets Society.
Se da una parte il film è composto da attimi, la rappresentazione di questa gioventù prende luogo solo nella setta. C’è Neil, il giovane appassionato, e Todd, quello represso, e Nuanda il ribelle, e Cameron il codardo, e Knox l’innamorato. Ognuno è unico a modo suo. Ed è questo che vuole insegnargli il professor Keating. Che anche se si vestono tutti allo stesso modo,e vivono nella stessa scuola, e provengono da famiglie simili. Anche se le loro strade sono già battute e probabilmente finiranno per fare lavori omologati, sono comunque diversi. Anche se cercano di non deludere nessuno e di essere migliori, sono comunque diversi.
E, citando di nuovo WIthman, hanno la propria identità, la propria vita, e che in qualche modo sono importanti.
Ed è per questo che per me questo film sarà sempre un ricordo dolce e commovente.

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