Recensione su L'attimo fuggente

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quanto illiberismo in questo film finto liberal / 7 Marzo 2011 in L'attimo fuggente

E’ un film in cui i ragazzi dalla tirannia dei maestri conservatori passano alla dolce tirannia del maestro liberal, non si impone un cambiamento, lo si può suggerire, non imporre, appunto.
E’ un film violento che insegna a stracciare i libri, tutti i libri vanno preservati, letti, capiti, dopotutto fra quel gesto e il rogo dei libri poco ci passa. Tutti i roghi di libri sono cominciati in una stanza dove qualcuno di carismatico ha detto che quel libro lì era blasfemo, stupido, irrazionale, sudicio etc., che poi lo fosse o meno questo non importa, perchè chi giudica chi e sulla base di cosa? Chi decide che il calcolo matematico per giudicare una poesia non sia che una visione (particolare, brutta, scema, non importa) della poesia stessa, degna o meno in mezzo a tutte le altre e non una cosa da cassare in maniera così radicale da non consentire più a nessun altro di farsi una risata, di prendere in giro chi l’ha pensata, ma soprattutto di vedere e leggere qualcosa di diverso, anche se stupido? e intendiamoci, nella fattispecie, è un film, quindi non penso che vedremo mai orde di persone stracciare nulla, ma è il simbolo che non mi piace, è un film che mirerebbe ad educare alla lettura, ma solo a quella che piace a noi,…..
(e non per nulla Truffaut nel suo rogo dei libri mise in primo piano i libri d’arte di Dalì, a favore della censura)
E’ un film assolutamente maschilista e non perchè è vero che negli anni ’50 la figura delle donne era pubblicamente residuale, ma guardate i ragazzi a confronto con le ragazze, loro capaci di aprirsi, le ragazze incapaci di capire anche quando glielo si sbatte in faccia, figure minime, stupide e codine, che cambiano solo per amore (e non vi si legge il fatto che solo amore e matrimonio con un uomo può togliere la donna dalla sua minorità intellettuale? Complimenti!). E la mamma del suicida, il babbo sì che si sveglia, quasi chiamato nel sonno dal gesto di dolore del figlio, la madre una insensibile, ottusa, animalesca figura che non ha mai un attimo di rapporto con il suo ragazzo, che proprio non vede e non sente nulla delle difficoltà, dei problemi, neppure di nascosto al marito, mai.
Un film fatto e costruito per commuovere, furbescamente.

3 commenti

  1. yorick / 4 Maggio 2013

    Com’è che mi sono perso questa rece? Merita un’ora di applausi.

  2. Noloter / 4 Maggio 2013

    Io il prof. Keating (e i suoi emuli) non l’ho mai sopportato…

  3. Andrea / 13 Agosto 2014

    Fammi capire…ti stai chiedendo chi giudica chi e sulla base di cosa in una recensione sprezzante in cui citi Truffaut per dare peso alle tue idee??? In cosa saresti diversa dal corvo che dice al merlo che è nero? E poi tu ti lamenti della mancanza di femminismo in un film completamente al maschile? E’ come se io mi lamentassi della figura orribile che fanno gli uomini in Thelma e Luoise o sbaglio? Se cerchi un film femminista devi innanzitutto cercare una autrice femminista. E poi lo sappiamo che non saremo mai veramente liberi. Solo in uno spazio vuoto in assenza di qualsi voglia riferimento potremmo parlare di libertà, nella realtà la cosa migliore è essere appassionati di poesia piuttosto che di armi, di anarchia piuttosto che di ordine e disciplina ma anche così ci sarebbe chi subisce. Il film è molto più che un opera furbescamente commovente. E’ un film di ribellione all’autorità, qui rappresentata da professori e padri padroni invece che da burocrati e militari ma il concetto è lo stesso. E sì a volte l’autorità vince e l’unica via di fuga è la morte, è successo e succederà ancora. Spero di non essere stato troppo offensivo ma è uno dei miei film preferiti e non sono riuscito a ignorarti e basta.

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