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Recensione su Last Days

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All apologies. / 5 aprile 2014 in Last Days

(Appunti sparsi)

Gli eventi ricorrono, si ripetono svelando dettagli sconosciuti ad un primo sguardo, a quelli appresi attraverso un solo punto di vista: ciò che resta costante e che si amplifica, nonostante e grazie alle diverse prospettive, sono la confusione personale e l’instabilità fisica di un ragazzo che sembra una solitaria cellula impazzita anche quando si trova in un ambiente affollato.

Solo i suoni, in questa storia, hanno dei caratteri formalmente definiti: pur strozzata, sgualcita, spezzata, sporca, cacofonica (il suono del pendolo diventa ottenebrante melodia; il trillo del telefono, il suono del campanello, preciso, modulato ed insistente, richiama alla concretezza delle cose), ottenuta in maniera apparentemente naïf (vedi la scena con Blake polistrumentista) la musica è fondante, aliena con sofferenza ma, contemporaneamente, permette di percepire ancora un minimo contatto con la realtà e, parimenti, di aprire mente e corpo a nuove forme di percezione (le porte di Blake, William Blake, però), è un bisogno quasi fisico, sicuramente meglio gestito e più soddisfacente di quelli organici (il cibo è un gioco infantile, il sesso non ha più alcuna attrattiva, il sonno giunge improvviso e distrugge).
Il rumore che, realmente, disturba è la canzone dei Boyz II Men che arriva dal televisore (non a caso, Blake arranca verso il muro e si addormenta): falsa prosopopea di amori di plastica.

La grande (splendida) villa, ricca di oggetti curiosi celati in stanze livide e gelate, che, lentamente, perde pezzi di sé, si esfolia silenziosamente, senza clamori, senza schianti, è letterale proiezione di Blake/Kurt, specchio della sua psiche e del suo corpo.

Bella la fotografia fredda e patinata del compianto Harris Savides che ben si sposa con i movimenti di macchina politi, cesellati di Van Sant.
Michael Pitt è un’ottima incarnazione di Cobain e Van Sant sfrutta alcuni dettagli per sottolineare la buona mimesi ottenuta: pur non avendo fattezze facciali simili (Pitt ha un mento rotondo, laddove Kurt lo aveva sfuggente; le sue labbra sono infantili e carnose, Cobain aveva una bocca sottile, una specie di ferita malinconica), i suoi movimenti stonati, l’atteggiamento generale, la postura ricordano decisamente il modello originale.

Il corpo di Blake avanza per inerzia: tutto è deciso, non c’è appello. Deve solo esaurirsi la batteria.
E, come un fantoccio dimenticato, ecco il suo corpo, disteso nel capanno.

3 commenti

  1. michidark / 5 aprile 2014

    Dai, vebbè, a sto punto facciamo il giochetto Beatles anche coi Nirvana…top 3?

    • Stefania / 5 aprile 2014

      @michidark: gh gh gh, che tentazioni, ogni volta 😀
      A parimerito (con enorme difficoltà):
      – la cover di Where did you sleep last night;
      Lithium;
      Smells like teen spirit (colpo di fulmine).
      E le tue?

  2. michidark / 5 aprile 2014

    Per me è davvero difficilissimo, è il gruppo che ho amato di più in assoluto. Sotto tortura direi:
    1- Smells like teen spirit (per forza, me li ha fatti conoscere)
    2- Milk It (è stata per anni la suoneria del mio telefono)
    3- Negative Creep (viscerale, esplosiva, è Kurt che sputa il suo disagio in un microfono)

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