L'arte della felicità

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L'arte della felicità

Napoli è battuta da una pioggia incessante. Sergio è un tassista che si muove con la sua autmobile tra le strade della città assediate dall'immondizia. Mentre scarrozza i suoi clienti, pensa al fratello, ormai morto, partito per il Tibet dieci anni prima e mai più tornato a casa.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: L'arte della felicità
Attori principali: Leandro AmatoNando PaoneRenato CarpentieriJun IchikawaLucio AlloccaSilvia Baritzka, Francesca Romana Bergamo, Antonio Brachi
Regia: Alessandro Rak
Sceneggiatura/Autore: Nicola Barile, Luciano Stella, Paola Tortora, Alessandro Rak
Colonna sonora: Antonio Fresa, Luigi Scialdone
Produttore: Luciano Stella
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Fantasy, Animazione
Durata: 82 minuti

Bellissima sorpresa / 4 Gennaio 2016 in L'arte della felicità

Serata da riempire, trasmesso ovviamente in seconda serata perché da noi funziona così, e la serata invece di essere riempita è stata svoltata. Molto intenso, mai banale e dopo un inizio lento il film scorre senza accorgersene e lascia una forte voglia di vivere.

Intimismo partenopeo / 3 Gennaio 2016 in L'arte della felicità

Prodotto di eccellenza della (diciamolo) ormai inesistente animazione italiana (forse a torto, per me anche lo Studio Bozzetto, pur in attività, è perennemente dormiente), tecnicamente sperimentale quel tanto che basta per catturare l’attenzione seduta stante.
Un racconto intimista, con tocchi espressamente partenopei alla De Crescenzo, che ben si evolve, si compie, si dispiega, universalizzando con delicatezza un dramma personale.

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27 Maggio 2015 in L'arte della felicità

Una vera poesia in musica.

27 Gennaio 2015 in L'arte della felicità

Manifestazione locale napoletana, “L’Arte della Felicità” nasce da un’idea di Luciano Stella sia in forma d’iniziativa cittadina, sia, dopo qualche anno, nelle linee di un film d’animazione. Stella propone l’idea ad Alessandro Rak, un non più tanto ragazzo napoletano con alle spalle la creazione di corti animati e clip musicali, nonché disegnatore di fumetti fin dalla giovane età, ispirato dai grandi mastri Pratt e Moebius.
Sergio è un taxista che nel suo veicolo degradato e caotico incontra persone di ogni tipo. Aveva un fratello maggiore, Alfredo, un musicista come lui, con cui svariati anni prima formava un gran duetto: pianoforte e violino. Alfredo non c’è più, è partito prima in Tibet, con valigia una vocazione ingombrante, talmente ingombrante da non lasciar spazio al violino, così necessaria da passar sopra ai desideri del fratello fatti di note musicali e contratti discografici assieme; poi ha lasciato la vita, colto da un male incurabile. Le strade bagnate di Napoli sono quindi il percorso di assimilazione della perdita, ma anche del confronto con se stessi e con la vita.
Non c’è molto della città del mezzogiorno in questo lungometraggio d’animazione, oltre ai sacchetti di spazzatura, qualche calata meridionale e il Vesuvio. È questa una decisa scelta di significato e di semplificazione: l’allontanamento a un’identità definita evita di incatenare la parabola umana a tradizioni e culture specifiche, per attribuire alla storia una valenza universale. Poi c’è la ragione tecnica: i creatori conoscevano a menadito la città perché da essa provenienti, riuscendo così a evitare l’enorme fase di conoscimento scenografico che avrebbe gravato non poco economicamente e temporalmente, cosa che una modestissima produzione non poteva permettersi. Poi ci sono pioggia e spazzatura: la pioggia svuota la città ed evita agli sviluppatori di animarla di vita ma ancor prima sostiene un climax cercato di cupezza, tristezza ma anche profonda riflessione; la spazzatura è il punto d’incontro tra la figura sociale e la figura individuale nel concetto di trasformazione del passato per plasmare il presente riutilizzando materia prima pesante, inutile, triste. I personaggi che si avvicendano sul sedile posteriore incarnano di volta in volta un punto di vista, in particolare di confronto con il protagonista, anche quando quest’ultimo rimane in silenzio, sul sottofondo dell’Arte della Felicità, programma radiofonico in cui lo speaker mescola filosofia e pioggia come aggancio ai temi più prossimi al nucleo centrale (e quindi necessitanti di maggior astrazione) del film, come una voce fuori campo che in quanto tale permette il concretizzarsi dei nodi di riferimento e delle loro declinazioni. Un quadro complesso ed eterogeneo di caratterizzazione umana nella processualità del percorso, il confronto tra società e individuo nel suo particolare momento di vita che lo costringe a un’evoluzione. Si legge come la sceneggiatura sia subordinata a una trama adulta, ed è forse l’unico esemplare nella storia Italiana di cinema d’animazione totalmente sganciato dal pubblico dei più piccoli.
La tecnica d’animazione è un’interazione tra bidimensionale e tridimensionale che trova difficile accostamento ad altre opere. Potrebbe ricordare “Valzer con Bashir” nel tratto marcato, nei confini calcati e nei colori campiti ma non certo nella tavolozza cromatica o nel tipo di fluidità dell’immagine. Guardando le interviste rilasciate dal regista, si può ben capire quanto quest’ultimo tenga a esaltare la matrice collaborativa della lavorazione del film: “I progetti hanno un’anima che va messa sempre al di sopra di quella che può essere la sensibilità propria, e bisogna lavorare per la sensibilità dei progetti che si fanno, quindi offendersi vicendevolmente purché l’anima dei progetti sia di miglior qualità della propria”, segnalandoci poi come “un progetto condiviso abbia molte più probabilità di realizzarsi proprio grazie ad un’esigenza comune” facendone un discorso di giustizia etica. Un lavoro d’insieme che vede la partecipazione di musiche e musicisti di ogni estrazione sino a contaminarne la sceneggiatura in toto: non è raro che un pezzo musicale prevalga alla narrazione negli ottanta minuti di film, facendoci capire quanto la colonna sonora sia effettivamente importante per l’opera, quasi una guida.
http://www.sonofmarketing.it/larte-della-felicita-alessandro-rak-2013/

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pioggia, munnezza e musica / 30 Novembre 2014 in L'arte della felicità

Un mix di blade runner e così parlò bellavista questo lungometraggio d’animazione è una vera sorpresa nel panorama italiano, graficamente appagante e con contenuti interessanti io lo consiglierei a tutti soprattutto in una giornata uggiosa!