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Recensione su L'innaffiatore annaffiato

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4 giugno 2015

L’innaffiatore innaffiato è considerato la prima commedia della storia del cinema. Insieme ad altri nove corti, fu proiettato dai fratelli Lumière al Grand Café di Parigi in quel fatidico 28 dicembre 1895, data di nascita del cinema moderno.
La differenza tra questo film e le altre opere d’esordio dei due fratelli di Besançon salta subito all’occhio. In esso, per la prima volta, vi è finzione appositamente orchestrata per creare l’effetto comico nello spettatore. Lo stile non è quello documentaristico, di mera rappresentazione, delle altre opere dei Lumière.
Resta ancora oggi uno spezzone esilarante, nonostante l’inevitabile obsolescenza.
Da un punto di vista tecnico assistiamo anche ad una delle prime cosiddette inquadrature centrifughe, con uno dei protagonisti (l’autore dello scherzo) che tenta di uscire (non si sa quanto volontariamente) dall’inquadratura, tempestivamente bloccato dal giardiniere, che lo acciuffa e può così cominciare la sua vendetta.
Siamo agli albori dello slapstick, quella comicità basata sul linguaggio del corpo che raggiungerà il suo apice artistico con Charlie Chaplin, Buster Keaton e i fratelli Marx.

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