Recensione su L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat

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19 giugno 2015

L’immagine di un treno che arriva in stazione: quella che fa sbuffare i pendolari che devono imbarcarsi nell’ennesima avventura quotidiana (magari condita dai disservizi delle società di trasporto), o quella che da il via ai sogni di coloro che si stanno per mettere in viaggio.
È anche una delle sequenze più famose della storia del cinema, perché un treno in arrivo alla stazione (quella di La Ciotat, in Francia) fu filmato dai Lumière e proposto in uno spettacolo cinematografico di inizio 1896.
Molto spesso erroneamente indicato come il primo film della storia del cinema, in realtà non fa parte dei dieci corti che vennero proiettati sul finire del 1895 al Grand Café di Parigi, in quella serata che passerà alla storia come il primo spettacolo cinematografico collettivo a pagamento.
L’importanza di questo film sta sicuramente nel fatto di aver proposto, per la prima volta, un’inquadratura angolare (anziché frontale), adatta a catturare il più possibile dell’azione e a sfruttare al meglio l’ottimo obiettivo dei Lumière, che consentiva una buona profondità di campo.
Ma fu soprattutto il primo film in grado di generare un forte momento di pathos nel pubblico, il quale, vedendosi venire incontro un treno, doveva in tutti i modi provare a scacciare le irrazionali pulsioni che facevano temere di venire investiti.
Chissà se è proprio vero che gli spettatori fuggirono spaventati, o se è soltanto una leggenda metropolitana.
Certo è che rivedendo questi 50 secondi scarsi di pellicola e provando ad immedesimarsi in un uomo dell’epoca, l’emozione doveva essere stata davvero intensa.
Ed era soltanto l’inizio…

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