2002

Arca russa

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Arca russa
Arca russa

Il sorprendente percorso compiuto da un misterioso visitatore all'interno del Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo consente a costui di rivivere una serie di vicende, relative a differenti periodi storici, che hanno avuto luogo in quelle sale.
mandelbrot ha scritto questa trama

Titolo Originale: Русский ковчег
Attori principali: Sergei DreidenMariya KuznetsovaLeonid MozgovoyMaksim SergeevVladimir BaranovKirill Miller, Oleg Palmov, Valery Gergiev, Aleksandr Tsybulsky, Anna Aleksakhina, Viktor Mikhaylov, Aleksandr Petrov
Regia: Aleksandr Sokurov
Sceneggiatura/Autore: Anatoly Nikiforov, Aleksandr Sokurov
Colonna sonora: Sergei Yevtushenko
Fotografia: Tilman Büttner
Costumi: Maria Grishanova, Lidiya Kryukova, Tamara Seferyan
Produttore: Andrey Deryabin, Jens Meurer, Karsten Stöter
Produzione: Russia
Genere: Drammatico, Fantasy, Storia
Durata: 99 minuti

Snoburov / 22 Ottobre 2015 in Arca russa

Noia e delusione. Soprattutto noia.
Questo unico piano-sequenza mi sa di vacuo esercizio di stile (fatto per dire: “sono l’unico ad averlo fatto”), questa ambientazione all’Ermitage odora di commissione (niente di male in sè, ma la commissione funziona con i documentari, tipo i dvd da gift-shop, col cinema decisamente meno), e poi la “guida” Sergej Dontsov è di un’antipatia e di uno snobismo unici. Gli attori si muovono come un corpo di ballo del Marinskij (o sono il corpo di ballo del Marinskij? dalla rete non sono riuscito a carpire questa informazione) e pure questo sa di “prestito” al cinema. Amo la finzione, molto meno il posticcio.

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Un miracolo o una sfida? / 8 Settembre 2015 in Arca russa

Una gita all’Ermitage di San Pietroburgo in costumi sontuosi e riflessioni esistenziali come nessuna guida turistica potrà mai regalarvi. Un miracolo del cinema compiuto grazie al meccanismo coreografico di costumi e comparse, dall’intuizione narrativa della soggettiva di un personaggio invisibile, e dalla sfida cinematografica del pianosequenza integrale, il tutto inserito nella scenografia gratuita e irripetibile di uno dei musei più ricchi e uno dei palazzi più belli del mondo. Una visione che ha una natura non cinematografica, ma teatrale, poetica, saggistica, artigianale e persino promozionale, eppure trova nel linguaggio cinematografico l’unico strumento possibile perchè questa visione esploda in tutto il suo potenziale.
Irripetibile, avremmo detto fino a qualche settimana fa. Ma adesso Sokurov ci ha riprovato al Louvre con Francofonia, e alla faccia dell’irripetibilità, pare ci sia riuscito di nuovo.

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L’Arca di Sokurov / 20 Ottobre 2014 in Arca russa

“Arca russa” (2002) di Aleksandr Sokurov parte da uno spunto surreale: un uomo della nostra epoca, di cui non vediamo il volto né conosciamo il nome ma di cui sentiamo la voce, senza sapere bene perché, si ritrova catapultato nel 1800 davanti all’ingresso dell’Ermitage di San Pietroburgo. Come sia giunto lì e come abbia fatto a finire in quel periodo storico, non si sa. Il suo arrivo in quel posto rimane un enigma tanto per lui quanto per noi. Dopo un attimo di smarrimento, l’anonimo viandante decide di entrare nel museo, ma nessuno dei presenti sembra accorgersi della sua presenza, come se lui fosse un fantasma, tranne un diplomatico dell’800, il marchese Astolphe de Custine (interpretato da Sergej Drejden), con cui il misterioso protagonista percorre le stanze dell’Ermitage. La loro passeggiata all’interno dell’immenso e maestoso edificio è ripresa tutta in soggettiva (il punto di vista è quello dell’uomo sconosciuto e invisibile agli altri) e attraverso un unico e virtuosistico piano sequenza lungo novantasei minuti, con la macchina da presa che penetra nelle sale e nei corridoi dell’Ermitage per mostrarci le inestimabili meraviglie ivi contenute.
Più che un film, “Arca russa” è un sogno ad occhi aperti, reso possibile dall’utilizzo di una videocamera digitale della Sony, che consente al regista di riprendere tutto quello che accade davanti all’obiettivo in tempo reale, facendo così a meno del montaggio. Sokurov (anche sceneggiatore con Anatoli Nikiforov, Boris Khaimsky e Svetlana Proskurina) firma un’opera seducente e sinuosa, sfuggente e mirabolante, che lascia stupiti e incantati e che dimostra a coloro che guardano tale meraviglia con occhi pieni di ammirazione che niente è impossibile. L’autore dello straziante “Madre e figlio” (1997) prende per mano lo spettatore e lo conduce in un viaggio affascinante e sbalorditivo, magico e intrigante, senza confini né barriere durante il quale il tempo si annulla, con il passato e il presente che si mescolano fino a fondersi in un tutt’uno, dando così l’idea che nella vita esista soltanto un eterno qui e ora che si protrae all’infinito.
Un flusso narrativo continuo e ininterrotto, un tour de force visivo, un’immersione totale nella Storia della Russia, personaggi di epoche diverse che appaiono e scompaiono (Caterina II, Pietro il Grande, Nicola I e Nicola II), immagini di una bellezza rapinosa, piani temporali che si intersecano vorticosamente. Un film prodigioso, concepito da una mente ambiziosa e di livello superiore, tecnicamente arduo ma messo in scena in maniera ineccepibile e mirabile, con cui Sokurov concretizza un vecchio sogno di Alfred Hitckcock: quello di girare un intero film senza stacchi. Il maestro del brivido ci aveva provato con “Nodo alla gola” (1948), una pellicola filmata mediante una serie di piani sequenza realizzati in un modo talmente efficace da dare l’impressione che si trattasse di un’unica ripresa. Sokurov si è spinto oltre a quell’ottimo e audace esperimento tentato da Hitckcock, e così facendo è riuscito in un’impresa di portata epocale.
“Arca russa” a tratti può tediare e, addirittura, irritare (i detrattori potrebbero definirlo un esercizio di stile fine a se stesso), ma se vi lasciate coinvolgere, se vi abbandonate completamente alla visione e se mettete da parte gli assurdi pregiudizi che accompagnano i cosiddetti “film d’autore” (ossia che sono di una noia mortale), vi troverete a vivere un’esperienza cinematografica eccezionale e appagante. Visivamente sontuoso (la splendida fotografia è di Tilman Büttner, gli impeccabili costumi di Tamara Seferyan, Lidiya Kryukova e Maria Grishanova) e magistralmente girato da un gigante della Settima Arte che non ha paura delle sfide, “Arca russa” è un’opera strabiliante che allarga gli orizzonti del cinema e che rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per chiunque volesse provare a fare qualcosa di simile. Geniale e indimenticabile la sequenza finale, che da sola vale decine di film e che dimostra quanto sia grande il talento registico di Sokurov.

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Piano-sequenza di 96 minuti… Incredibile / 26 Giugno 2014 in Arca russa

Aleksandr Sokurov realizza un film unico nel suo genere.
Un unico piano-sequenza di 96 minuti in cui il regista, posto dietro la cinepresa, passeggia nelle stanze del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo. Nel suo cammino incontra un diplomatico francese che lo accompagnerà, non sempre però, per tutte le stanze. La particolarità sta nel fatto che vengono catapultati nel passato e ripercorrono la storia della Russa dallo Zar ai tempi nostri senza una sequenza storia lineare.
E’ un film molto particolare, a volte lento, ma talmente ricco che non si riesce a non volerlo vedere tutto.
Affascinante ma anche difficile nell’interpretazione di alcune scene. Non nego che dopo averlo visto mi sono documentato e ho cercato di leggere ricensioni e non solo al riguardo.
Unico nel suo genre lo consiglio anche se, ripeto, non certo un film facile.
Ad maiora!

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19 Settembre 2013 in Arca russa

Il concetto della vita accompagnata dallo scorrere del tempo amplificato e reso un lungometraggio attraverso un curato ed emozionante piano sequenza.
Credo di non essermi mai imbattuta, prima d’ora, in una scelta stilistica di questo genere -che, come al solito, presenta pro e contro : ci si catapulta nella vicenda da protagonisti come se la parte del regista fosse, effettivamente , la nostra -accompagnati da un Virgilio di tutto punto.
Attorno a chi si occupa delle riprese, all’Ermitage, si susseguono una serie di personaggi ed eventi (tutti riguardanti la storia dell’Impero Russo) e, noi, possiamo tirare le fila della *storia* districandoci in essa grazie a riferimenti ed opere d’arte contenuti in stanze sempre diverse.
Infatti, la vera ed unica linea di separazione è il passaggio da un salone all’altro -in quella che pare essere una lunga visita virtuale all’interno del palazzo d’inverno (non solo nello spazio ma anche nel tempo).
Per quanto apparentemente semplice, il compito del regista è qui più rilevante che in altre pellicole di diverso genere -in quanto decide di scendere in campo e mettersi in gioco.
Dedicherei una nota positiva, inoltre, ad ogni comparsa perché tra costumi ed immensa naturalezza hanno reso la recitazione quasi “inesistente” -come se stessero, semplicemente, mostrando sé stessi e non un personaggio.
Solo con la sparizione del nostro accompagnatore occidentale , ci renderemo conto di essere ormai ad un passo dal ritorno alla realtà.
“Signore? Signore? Peccato che lei non sia qui con me. Lei avrebbe capito ogni cosa. Guardi, c’è il mare tutt’intorno,dovremo navigare per sempre e vivere, per sempre.

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