Recensione su L'anno scorso a Marienbad

/ 19617.959 voti

Come un dipinto cubista o un’immagine impossibile di Escher / 9 Aprile 2012 in L'anno scorso a Marienbad

E’ evidente che l’antefatto sia solo un pretesto. Allo spettatore viene chiesto di accettare le regole di un gioco narrativo spiazzante, esattamente come il gioco dei fiammiferi proposto più volte nel corso del film. Opera aperta e applicazione del principio di indeterminazione e del probabilismo scientifico in campo cinematografico, il film disintegra l’evento e lo ricompone attraverso la sovrapposizione dei diversi e contraddittori piani temporali e della memoria. L’indagine sui meccanismi della narrazione e sulla forma-linguaggio riconduce, inoltre, immediatamente al pensiero strutturalistico e semiologico, oltre che naturalmente al “nouveau roman” di cui lo sceneggiatore Robbe-Grillet può considerarsi caposcuola, come pure a tutta la letteratura basata sulle tecniche combinatorie e permutative. Tutti gli elementi tradizionali della costruzione filmica, voce narrante, piani sequenza, montaggio, sono ripensati in senso antidogmatico, risultando così rivitalizzati e risemantizzati.
Sembrerebbe plausibile un’interpretazione simbolica dei tre personaggi chiave: la donna, il giocatore, l’uomo. La terna potrebbe essere letta nell’ordine come evento-scrittura-lettura. L’evento in quanto inconoscibile nella sua realtà oggettiva resta immerso nell’alea dell’incertezza, potendo addirittura essere negato come fatto realmente accaduto, come suggerirebbe l’ipotesi di alcuni critici, suggestiva benchè riduttiva, secondo cui il palazzo sarebbe in realtà un ospedale psichiatrico. La scrittura dell’autore/giocatore vincente opera attraverso un sistema combinatorio, con la stessa tecnica binaria dei calcolatori, la stessa che consente di uscire sempre vincitore dal gioco dei fiammiferi. Il lettore/giocatore perdente, possedendo solo visioni parziali e illusorie, è alla vana ricerca di una verità che può solo approssimare.
Precursore del filone basato sulle presenze metafisiche, sui fantasmi inconsapevoli, la pellicola non fornisce però nessuna spiegazione conclusiva; indubbio riferimento anche per l’Overlook Hotel di Shining.

1 commento

  1. paolodelventosoest / 8 Aprile 2014

    Curiosità mi spinse a questa rencensione… Mi ispira un sacco questo Resnais! Chissà se si trova -ehm!- “in giro”…

Lascia un commento

jfb_p_buttontext