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Recensione su Paese del silenzio e dell'oscurità

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22 gennaio 2013

Un film anzi un documentario che si occupa dell’uomo e in particolare delle limitazioni, degli handicap, delle lacune della nostra società. Stiamo parlando di “Paese del silenzio e dell’oscurità”. Pellicola di Werner Herzog.
Una sfida, un rischio, un’opera che forse nessuno avrebbe filmato almeno non in questo modo, nel rispetto e nel massimo della dignità. Il tema non è dei più semplici, si parla del mondo “visto” da un cieco. La difficoltà di comunicare, di essere compresi, il senso della solitudine. Queste sono le caratteristiche della protagonista, una donna tedesca di 56 anni chiamata Fini Straubinger. Sordo-cieca, sola, quasi impossibilitata alla comunicazione (essa avviene tramite un linguaggio tattile). Il regista si interroga su quanto sia importante la comunicazione, l’apprendimento e
quanto l’aiuto che molto spesso non c’è da parte delle persone “normali” potrebbe fare per un sordo-cieco. Per 90′ minuti circa siamo accompagnati in un viaggio tremendo dove ci viene presentata non solo Fini ma anche le persone nella sua stessa condizione, bambini inclusi.
La cosa che più mi ha colpito, oltre al fatto che il regista non spettacolarizza un handicap,
è come venga concepita la sordità: per lei non è silenzio ma un continuo fruscio, e la cecità è fatta di colori monocromi che si alternano, non solo di oscurità.
Il regista, l’operatore e la montatrice girano quella che è un’opera compiuta in sei mesi, dal costo di 30 mila dollari, non sapevano nulla al riguardo (ecco la sfida), si spingono dove pochi avrebbero osato, seguono la protagonista nelle visite, negli incontri, pensiamo alla festa del compleanno dove per la prima volta Fini salirà su un aereo. E’ emozionatissima e lo sarà ancor di più quando visiterà il giardino zoologico.

Dalla pellicola, si instaurerà un rapporto fra Herzog e Fini, tanto che ella verrà portata a caccia dal regista. Werner non aveva la licenza e la cinquantottenne si divertì molto, sentiva lo sparo attraverso le vibrazioni. Era la prima volta che faceva qualcosa di proibito. La madre di Herzog divenne la sua più grande amica e imparò l’alfabeto tattile. Lo stesso Werner le fece accudire il figlioletto.
Non fu un semplice film.
Fini morì 5 anni più tardi.

DonMax

2 commenti

  1. yorick / 22 gennaio 2013

    Herzog, non l’ho mai apprezzato troppo. Ho sempre trovato nella sua fase documentaristica un desiderio nostalgico di antropologia mancata, ma a quanto pare questo merita una chance.

  2. DonMax / 22 gennaio 2013

    Eheh, caro Yorick già me lo spiegasti il tuo pensiero su Herzog 😉 .
    Forse hai ragione, probabilmente è un antropologo ma anche uno storico e ci metterei pure un visionario xD..non solamente un regista. L’apprezzo anche per questo.
    Sono felice che comunque hai spirito critico, se fossimo tutti omologati sarebbe una fregatura.

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