Recensione su L'amore buio

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Nel buio della violenza / 18 marzo 2011 in L'amore buio

Lo stupro visto non solo negli occhi e nella vita quotidiana della vittima ma anche nei pensieri, nella vita quotidiana dello “stupratore”.
si tratta di un ragazzo che si autodenuncia e denuncia il branco e affronta il carcere in cui, a sorpresa ritrova se stesso.
Un film intenso che ci porta su un doppio binario: la vita, gli amori, il dolore della ragazza,i suoi blocchi e le giornate in carcere del ragazzo che inizia a scriverle fino a quando lei riesce a rispondere.
E’ il ritorno del “rimosso”, la possibilità di tornare nell’abisso di quel giorno per misurare i passi che entrambi hanno fatto. Lei fa teatro, soffre nel corpo e nell’anima ma cerca di affrontare i suoi nodi; lui scrive poesie, suona, fa oggetti in ceramica.
In c arcere trova chi sa ascoltarlo, oltre a quelli del branco che lo picchiano e lo odiano.
Ad alta voce, trova il coraggio di leggere due poesie, una sull’Amore e uno sulla “scopata”.Ad alta voce si chiede qual’è la differenza e dovrà cercare la risposta in se stesso.
All’uscita dal carcere i loro sguardi si cercano, non c’è “un lieto fine” nè un discorso tra loro.
Lui è un ragazzo diverso: si chiede provocatoriamente dov’erano la ceramica, le poesie, lo psicologo e tutte le altre cose quando era libero e per lui c’era solo povertà e “monnezza”, quella che hanno buttato in casa della sua famiglia dopo che aveva denunciato il branco.
un’incursione dolorosa ma efficace come un identikit, in un mondo di sentimenti, dolori e violenza che altrimenti non potremmo conoscere.
Da vedere.
18 marzo 2011

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