L'età barbarica

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L'età barbarica

Jean-Marc Leblanc è un funzionario provinciale, marito di una donna tutta carriera, che ormai non sopporta, e padre di due figlie in piena età adolescenziale. Completamente sottomesso dalla propria mediocrità, cerca di fuggire dalla sua quotidianità, sognando improbabili relazioni con star dello spettacolo o fugaci scappatelle con giornaliste ammaliate dal suo fascino. La sua vita tracolla tra l'annunciata crisi coniugale e l'incomprensione sempre maggiore nel rapporto con le figlie. Finchè ad un incontro per cuori solitari conosce una strana donna..
hartman ha scritto questa trama

Titolo Originale: L'âge des ténèbres
Attori principali: Marc LabrècheMarc LabrècheSylvie LéonardSylvie LéonardDiane KrugerDiane KrugerCaroline NéronCaroline NéronRufus WainwrightRufus WainwrightMacha Grenon, Emma de Caunes, Didier Lucien, Rosalie Julien, Jean-René Ouellet, André Robitaille, Hugo Giroux, Pierre Curzi, Gilles Pelletier, Christian Bégin, Donald Sutherland, Paule Baillargeon, Monia Chokri, Gaston Lepage, Danny Gilmore, Véronique Cloutier, Evelyne de la Chenelière, Isabelle Roy, Benoît Brière, Michel Rivard, Luc Senay, Bernard Pivot
Regia: Denys ArcandDenys Arcand
Sceneggiatura/Autore: Denys Arcand
Produzione: Francia, Canada
Genere: Drammatico, Commedia, Fantasy
Durata: 104 minuti

Da vedere… / 2 Febbraio 2016 in L'età barbarica

Piacevole commedia dove emerge la solitudine dell’individuo. Un padre che non ha rapporti con la moglie e le figlie. Un lavoro in cui dovrebbe dare consigli alle persone ma che non da invece niente se non inutili parole, come la situazione. L’unico sbocco è la sua immaginazione, i suoi sogni di una vita diversa e spettacolare. Ma la vita non è il sogno ma la altro…
Lo consiglierei…
Ad maiora!

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L’età oscura / 22 Agosto 2015 in L'età barbarica

Commedia amara, amarissima che dipinge perfettamente la disgregazione della società e dei rapporti umani.
Abbiamo l’alienazione dell’uomo, ben rappresentata dalla dipendenza ai vari smartphones, tablets, lettori mp3 etc, un matrimonio allo sbando, rapporto genitori-figli inesistente, un lavoro stressante e la fantasia come unica valvola di sfogo.
Jean Marc è un uomo profondamente solo, che sente che la sua vita gli sta sfuggendo di mano ma che non fa nulla per cambiarla fino a quando alcuni avvenimenti lo scuotono. E allora lascia quel mondo caotico ma alienante, quella solitudine che estranea da se stessi, per appartarsi dal mondo, e rifugiarsi in quella solitudine che, al contrario, aiuta a ritrovarsi.

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21 Dicembre 2012 in L'età barbarica

L’agrodolce ritratto di una vita qualunque dipinto da Arcand mescola momenti di assoluto lirismo a tratti di rassegnata malinconia.
Non mancano però scene divertenti, soprattutto in occasione dei sogni di Jean-Marc. Questi si susseguono continuamente nella prima parte e nella parte finale, mentre risparmiano il protagonista nella fase in cui frequenta la strana donna, segno che l’onirico desiderio di un’esistenza diversa era sotto i suoi occhi, alla sua portata. Eppure Jean-Marc si fa sfuggire tutto per una fretta che non gli appartiene (se non nei suoi passionalissimi sogni con la giornalista).
Metafore e coincidenze si susseguono in un continuo gioco di rimandi.
Il mondo del medioevo, metafora del ripudio della modernità (rappresentata dal suo ufficio), collocato in un surreale contesto sportivo (un enorme stadio).
Il lavoro, fonte di alienazione e frustrazione per le vessazioni dei superiori (contrariamente a quello che rappresenta per sua moglie, che vive per il lavoro).
In generale, un filo conduttore che ricorda per certi versi Musil e (soprattutto nell’emblematico finale) Voltaire (Jean-Marc trova la sua pace sbucciando con zelo una mela e davanti a sè ne ha un cesto colmo).

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