Recensione su Lady Bird

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“Ti è mai capitato di guidare per Sacramento” / 2 Marzo 2019 in Lady Bird

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Christine McPershon è una giovane adolescente, cresciuta in un ambiente improntato al cristianesimo ma aperto, in una famiglia segnata da ristrettezze economiche. “Lady Bird” è il nome che si è scelto, per recidere i legami con la sua famiglia e con il luogo di origine che sente alquanto stretto. Il rapporto con la madre, donna decisa da cui ha ereditato il carattere forte, è elemento portante del film, assieme alla voglia di evadere, dalla sua situazione, dalla sua città, dalle sue amicizie.
Madre e figlia formano una unione incrollabile, ma, entrambe forti, non riescono ad abbandonare le proprie posizioni per venirsi incontro. La somiglianza dei due caratteri è evidenziata dall’inizio alla fine del film: tra le prime scene, le due donne si commuovono ascoltando l’audiolibro di “Furore”, in auto; e nelle ultime scene, le due donne in sovrapposizione si alternano la scena, mentre Lady Bird ricorda la sua prima guida a Sacramento. Malgrado questa somiglianza, o proprio a causa di essa, la discussione fra le due è inevitabile: nella scena citata prima, dopo essersi entrambe commosse all’ascolto dell’audiolibro, esplodono in una accesa lite, mentre la madre ricorda alla figlia che, a causa della condizione economica non felice in cui versa la sua famiglia, sarà impossibile iscriversi in uno dei costosi college che vorrebbe scegliere Lady Bird.
Se il rapporto con la madre biologica è il primo elemento che salta all’occhio, lo stesso rapporto la protagonista intesse con la “madre terra”, con il luogo in cui è nata: Sacramento. Se ne vergogna, la rinnega, vuole scapparne per tutto il film: eppure, non può fare a meno di amarla – come le dice in una scena emblematica la suora sua professoressa: non puoi descrivere così bene un posto, come ha fatto Lady Bird in un tema, se non lo ami.
I due temi, qui tratteggiati, trascendono il particolare e toccano l’universale: è umano il desiderio di fuggire dai propri legami e dalla propria città, ma il vissuto ci lega inevitabilmente a essi. La vita si svolge identica a Sacramento come a New York, ci suggerisce la regista: è insensato credere in un altrove diverso, dove la “vera vita” viene vissuta.
Sebbene le due protagoniste fin qui descritte occupino la maggior parte della scena, spiccano per contrasto gli altri personaggi, fragili, con tanti problemi personali che danno un tocco di verità e tragicità al film.
Encomio speciale all’attrice protagonista, Saoirse Ronan, perfetta in questo ruolo; e alla sceneggiatura, che sebbene potesse cadere nel patetico, non lo fa, mescolando benissimo i registri della commedia, con ironia, e del dramma.

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