Recensione su Ladri di biciclette

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Ispirato / 23 Maggio 2013 in Ladri di biciclette

8 e mezzo.
In questo film Zavattini scrive sceneggiature che vogliono mostrare in modo il più possibile realistico
la Roma del dopoguerra.
Allo scopo vengono anche scelti solo attori presi dalla strada,
che però vennero sapientemente guidati dalla regia di un De Sica particolarmente ispirato.
Per farsi un’idea di cosa intendo:
“esiste un gustoso aneddoto sul come De Sica sia riuscito a far piangere il piccolo Staiola
nella scena finale del film.
Sembra difatti che il bambino non ne volesse sapere di piangere.
Il regista allora, di nascosto, mise delle cicche di sigaretta in una tasca della giacca del piccolo,
accusandolo poi, davanti a tutta la troupe, di essere un fumatore, un “ciccarolo”.
Staiola, dopo aver cercato invano di discolparsi, incalzato dalle accuse del regista e dalle risate della troupe,
venne preso da una crisi di nervi e scoppiò in un pianto a dirotto.”
Dovrebbe rendere bene l’idea di quanto la recitazione non fosse “spontanea”.

Questo film comunque, non esisterebbe senza Roma e i romani.
Anche le strade vuote e i rioni popolari appaiono belli in questo film,benché miseri.
Nella povertà assistiamo anche a scene di onestà e purezza di spirito.
Veniamo messi davanti a un tipo di solidarietà che al giorno d’oggi
sicuramente è diventato più raro, se ancora esiste.
Tutta la città è la vera protagonista del film.
Un ottimo modo per scoprire come eravamo.

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