Recensione su La voce della luna

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28 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel 1990 Federico Fellini realizza il suo ultimo capolavoro. Questo film nasce dall’amore per la natura del regista romagnolo, nutrito fin da ragazzo, e dalla voglia di contrapporre lo scenario mistico e magico della campagna all’irrazionalità della modernità. Un film surrealista, e nello stesso tempo così reale da portare lo spettatore a un esame di coscienza. Tutto il film è costruito intorno ai temi dell’emarginazione dalla società dei pazzi, che poi si riveleranno essere i più razionali e saggi di tutti, e soprattutto del ruolo dell’intellettuale nella società del consumismo. In questo contesto si inserisce la Luna, che assume un po’ tutte le simbologie che le sono state attribuite col passare dei secoli: chiari i riferimenti alla donna, nel personaggio di Aldina, al mistero di cui l’astro è simbolo, all’indifferenza di leopardiana memoria. I personaggi rappresentano le diverse categorie umane, dal poeta-intellettuale al capitalista incallito, dal vecchio paranoico all’idealista sognatore. I protagonisti, però, appartengono tutti alla stesso mondo, quello della Luna. Questi personaggi bizzarri sono in qualche modo legati alla Luna, e presentano caratteristiche simili: più sensibili degli altri, e proprio per questo più attenti a non lasciarsi frastornare dal gregge, essi sono automaticamente gli “esclusi” dalla società, rappresentanti di quell’alienazione-emarginazione intellettuale del nostro tempo. Ivo Salvini (il protagonista, interpretato da Roberto Benigni), appena uscito da una clinica psichiatrica, è un amante della poesia, devoto a Leopardi, e girovaga per la campagna alla ricerca delle voci che lo chiamano e della misteriosa donna amata. Se “La dolce vita” era lo specchio dell’Italia del boom economico, La voce della Luna riflette perfettamente la situazione degli anni ’80, di Tangentopoli, del culto dell’immagine e del falso anticonformismo.

La domanda fa parte dell’uomo, della sua razionalità che lo distingue dagli animali, e suscita diverse reazioni nei singoli individui.
C’è chi, come la maggior parte degli uomini (e dei personaggi), ignora le domande e evita di porsele, per sfuggire al tormento che portano con sé, o le rimpiazza con un diversivo, per esercitare il proprio potere. Nel film saranno quelli che tenteranno di riportare Ivo alla “normalità” affermando che la Luna bisogna toglierla di mezzo, tanto non serve a niente. Una rinuncia di questo ha come conseguenza un accentuato materialismo. La reazione di Ivo, invece, è quella più razionale che l’uomo può avere, ovvero il bisogno di una risposta che però non arriva, perché ormai il distacco con la natura è troppo ampio. Il film si rivela essere estremamente pessimista, ricalcando quasi completamente la visione di Leopardi. Ciò è intravedibile già a metà del film, quando Ivo, frastornato dalle voci, afferma sconsolato:
“Così devono andare le cose? Per sempre senza mai riuscire a credere ad una voce amica? Niente di fermo, di sicuro. Allora vi dico forse che, vogliono salvarci, ma non sanno con chi parlare, scelgono a caso, si confondono. Io devo capire.”

Alla fine del film la Luna si rivolgerà a Ivo, che approfitta dell’occasione per chiedere finalmente delle voci che lo ossessionano, in questo famosissimo dialogo del cinema italiano:
“Luna: Che faccia buffa che hai, (risata) aveva ragione la nonna che non poteva guardarti senza smettere di ridere (risata) e mo’ che mi vuoi dire delle voci eh?… delle corse da un pozzo all’altro?
E non sei contento? Ma è un gran regalo, una fortuna!
Ivo: Cosa vogliono da me… mi prendono in giro… non riesco a capirle cosa mi dicono?
Luna: Doppia fortuna, (con voce risentita) mi fai rabbia per quanto sei fortunato, (suadente) non devi capire, guai a capire (risata) e che faresti dopo? Tu devi solo ascoltare, solo sentirle quelle voci e augurarti che non si stanchino mai di chiamarti.
Ivo: Che malinconia…. questo mio povero cuore non sa più cosa pensare.
Luna: Oddio mo’ me facevi scurda’ la cosa piщ importante! Scusami un momento. (schiarendosi la voce) -Pubblicitааааааааа! (in un crescendo di versi di grilli, ranocchie e uccelli notturni)
Ivo: Eppure io credo che se ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse potremo capire! ”

Ed ecco che finalmente si svela il mistero, o meglio, la Luna indica l’impossibilità dell’uomo di capire, che lo porterebbe, tra l’altro, ad una condizione di infelicità e di noia (“e che faresti dopo?”). Però le voci sono importantissime, spiega l’astro, perché pongono degli interrogativi con i quali l’uomo può difendersi dalle risposte fornite dalla società e dal potere e sfuggire alla loro “schiavitù”. Subito dopo la rilevazione c’è una ricaduta pessimista perché anche la Luna, declamando la pubblicità, si dimostra “al servizio” della divinità del terzo millennio: la televisione. Tuttavia la battuta finale è ricca di speranza: il segreto non sta nel capire, ma nell’ascoltare in silenzio, nel mantenere le proprie opinioni e non quelle proposte dalla massa.

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