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Recensione su La vita è bella

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26 gennaio 2013

Non ho mai apprezzato particolarmente Benigni, non ho mai amato la sua comicità(che trovo a tratti piuttosto volgare e becera), non ho mai amato i suoi film, ma questa volta devo ammettere che ha realizzato un piccolo capolavoro.
Lo considero tale per il modo dolce e amaro con cui affronta un argomento così terribile come l’Olocausto, per il sorriso che ci dona che, molto spesso, si confonde con il pianto, per come è stato da lui diretto e interpretato(è stata una delle pochissime sue interpretazioni che ho apprezzato), per le splendide musiche, per l’innocenza e la delicatezza del figlio Giosuè che mi ha fatto piangere come una bambina, per il significato profondissimo e allo stesso tempo complicato che ci vuole mandare, sul quale si potrebbe scrivere un trattato di filosofia, per la fotografia, per il titolo, ma soprattutto per il terribile connubio tra la disperazione che ti assale dinanzi a certe scene e la flebile speranza che fa capolino alla fine come un pallido sole dopo un lungo temporale.
Uno dei film più belli, toccanti, dolce-amari, struggenti e poetici che abbia mai visto e ve lo dice una che Benigni lo prenderebbe volentieri a mazzate sulle gengive dalla mattina alla sera.
Per coloro che lo ritengono sopravvalutato, provate a guardarlo con il cuore e poi giudicate.

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