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Recensione su La tregua

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La tregua di Primo Levi, ultimo film di Rosi / 17 gennaio 2017 in La tregua

Una trasposizione con qualche licenza del secondo romanzo di Primo Levi, che insieme a Se questo è un uomo (la cui poesia è citata nel finale), costituisce il più celebre dittico di testimonianze dirette di un italiano vittima del dramma dell’olocausto.
Circa vent’anni prima Rosi aveva già tratto un altro film (Cristo si è fermato ad Eboli) da un romanzo di un altro Levi (Carlo), incentrato sulle persecuzioni fasciste durante il Ventennio.
La tregua, assolutamente onesto nei suoi propositi e poco tendente alla spettacolarizzazione, è stato ingiustamente maltrattato dalla critica. Non è per nulla male, infatti, l’interpretazione del protagonista di John Turturro. Non è male la regia e nemmeno la fotografia di un grande come Pasqualino De Santis, che morì durante le riprese.
Eccezionali, in particolare, i primi minuti che ritraggono la liberazione da parte dei russi. Più lineare il seguito, che vede via via partecipare una serie di discreti caratteristi (tra cui un Claudio Bisio che negli anni non ha mai cambiato il suo modo di recitare).
L’ultima pellicola firmata da Francesco Rosi ha avuto la sfortuna di uscire nello stesso anno di La vita è bella, fenomeno mediatico e cinematografico di ben altra portata, che ha finito per offuscare una storia, quella di Levi, che è arrivata troppo tardi sul grande schermo, quando sulla Shoah era già stato detto davvero di tutto e si puntava a qualcosa di nuovo. Quel qualcosa che Benigni sarà in grado di regalare a pubblico e critica.

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