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Recensione su La voltapagine

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Un thriller psicologico raffinato, gelido e inquietante, diretto con classe da Denis Dercourt / 7 giugno 2011 in La voltapagine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il sogno di una vita andato in frantumi per colpe altrui: la rabbia repressa che si accumula e la vendetta come unica ragione di vita. In poche parole, si potrebbe riassumere così questo film, che tratta, appunto, di una vendetta. Una vendetta, però, che parte da molto lontano. Talmente lontano che dobbiamo tornare indietro nel tempo di una decina d’anni, quando Mélanie, la protagonista di questa storia, era una bambina. Il suo sogno era quello di diventare una grande pianista. E forse ce l’avrebbe fatta, perché la musica per lei era tutto e il talento non le mancava affatto. Quando, però, a dodici anni affrontò l’esame di ammissione al conservatorio, durante la sua esibizione successe una cosa che le fece perdere la concentrazione: la donna che presiedeva la commissione giudicante, una famosa pianista concertista, si mise a firmare un autografo proprio mentre Mélanie stava suonando. Irritata, sconcertata e arrabbiata dall’atteggiamento superficiale della donna, Mélanie interruppe l’esecuzione del brano che stava eseguendo, compromettendo, di fatto, l’esito finale dell’esame. Puntuale, infatti, arrivò la bocciatura. La delusione che provò Mélanie fu così forte che decise che non avrebbe mai più suonato. Però da quel momento in lei scattò qualcosa: la rabbia e l’amarezza derivate dall’ingiusta bocciatura erano infatti così forti che finirono per consumarla dentro. In lei maturò la convinzione che Ariane, la donna che aveva distrutto il suo sogno di diventare una grande pianista, non poteva passarla liscia così facilmente. In qualche modo avrebbe dovuto pagarla.
Dieci anni dopo quell’episodio, Mélanie deve svolgere uno stage come segretaria; ad assumerla in prova è lo studio legale dell’avvocato Fouchécourt. Questi, guarda caso, è il marito di Ariane, proprio la donna verso la quale Mélanie nutre un odio feroce da due lustri a questa parte. Poco alla volta, Mélanie si insinua nella vita della coppia prima come babysitter del loro figlio, Tristan, poi diventando la voltapagine di Ariane. Lentamente, con estrema pazienza nonché con una notevole dose di perfidia, Mélanie avrà modo di mettere in atto la propria crudele vendetta nei confronti della donna che lei considera responsabile di averle rovinato la vita.
Nel raccontare la storia di una vendetta atroce compiuta da una ragazza nei confronti di una donna matura, Denis Dercourt dimostra di possedere un bel talento sia per la narrazione che per la messa in scena; il regista francese, grazie ad uno stile di regia raffinato, fatto di eleganti inquadrature precise al millimetro, riesce ad offrirci, con una lucidità notevole oltre che con una sensibilità eccezionale, un bellissimo ed inquietante ritratto di due donne, Mélanie e Ariane, così diverse l’una dall’altra, che si troveranno – a causa del destino che ha voluto metterle contro – a dare vita ad un autentico gioco al massacro dal quale però soltanto una delle due ne uscirà a pezzi, mentre l’altra, forse, riuscirà finalmente a tornare in pace con se stessa.
Oltre alla regia perfetta, sono da ricordare le splendide interpretazioni delle due protagoniste: Deborah François, la giovane Mélanie, è una ragazza all’apparenza dolce ma che in realtà dentro di sé nasconde una cattiveria insospettabile, tant’è vero che è disposta a tutto pur di consumare la propria vendetta; Catherine Frot, la matura Ariane, ovvero la donna che ha contribuito, seppur inconsapevolmente, a rovinare il sogno di una vita a Mélanie, è magnifica per come riesce a rendere il senso di smarrimento progressivo di cui rimane vittima il suo personaggio. “La voltapagine” è un thriller psicologico raffinato, gelido e inquietante che sembra diretto dal miglior Chabrol.

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