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Recensione su Il canto di Paloma

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1 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Diciamo subito che il cinema Erba io lo amo. Perché entro, mostro il mio tesserino da cinema d’essai (e che scherziamo? Ma con chi credi di parlare?) e la tipa mi dice dueuroecinquanta.
Soave, davvero. Se penso ai multiplex a 8 o 9 euro li metto tutti in un mocassino e… bah, che ci vuoi fare con un mocassino, lo bruci. Voglio dire, è ovvio. Quasi… senso comune, ecco, sì.
A vedere il film peruviano di cui sopra, su panchette scoooooomode, e con l’aria condizionata aaaaaalta (segno meno, se io ho freddo alle ginocchia – e ne sono capace – posso morire entro tre X tre minuti).
Il film lo inseguivo invano da settimane altrettante tre (altrettantre?) ed era quel che doveva, vento di terre lontane e polvere e montagne, appunto di polvere e povertà; ma anche noi che che esistiamo quaggiù a far film d’essai per voi che vivete laggiù sorridere sappiamo, che un qualche motivo in vita questa trovare pur lo si dovrà. Ho perso l’articolazione sintattica, mi sa.
Vi spiego la locandina, la protagonista, ereditato dalla madre il terrore per il periodo delle violenze durante la dittatura, per stare sul sicuro tiene una patata nella vagina. Non si potrebbe sfuggire dal dire “una patata nella patata”, direi
Già ho maledetto YT per non aver trovato qui la bellissima canzone della Sirena che canta la protagonista, per cui vi attaccate al BIP e trammate in corsa.

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