Recensione su La terrazza

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La ricerca della felicità / 24 Gennaio 2016 in La terrazza

Il film di Scola usa una struttura semi-episodica per raccontare la ricerca della felicità di una generazione di italiani un po’ stanca, un po’ disillusa, che un po’ vive di rendita e che un po’ vorrebbe tornare indietro per dire/fare/baciare diversamente.
Tra metacinema (la vena dello sceneggiatore inaridita, la stanchezza intellettuale del produttore televisivo, la mediocrità di quello cinematografico, le gag di Galeazzo Benti) e pacato sentimentalismo che indaga profondamente i rapporti di coppia, tra tenerezze ed incomprensioni, Scola dirige un folto gruppo di amici (Gassman, la Sandrelli, Satta Flores, Trintignant e la figlia Marie, Remo Remotti, Mino Monicelli, Tognazzi, la Gravina, Mastroianni, Lella Fabrizi), affidando ad ognuno di essi un topos caratteriale e d’azione, mostrando le sfaccettature di una certa borghesia nostrana, specchio di una più ampia società, incapace, per costituzione o per evoluzione, a godere serenamente di ciò che ha.

Leggermente prolisso e non pienamente riuscito in tutti i suoi passaggi, La terrazza resta indubbiamente un affresco interessante di una fase della storia italiana contemporanea: trascorsi i rigurgiti post-idealistici dei protagonisti di C’eravamo tanto amati, comunque qui inevitabilmente richiamati, resta la quotidianità, meno eroica, più prosaica, da assaporare con tutte le sue sorprese, compreso un figlio nato dal grembo di una donna in età da menopausa.

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