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Recensione su La terra dei morti viventi

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17 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

UUUHHHHH… ma che piccola meraviglia ancora tira fuori dal cappello Romero, George, ‘bastanza vecchio, praticamente l’inventore del genere zombie al cinema. E questo in effetti è un incrocio tra i suoi zombie, tra il miglior Carpenter, che è quello con Kurt Russell (voglio dire, mica Tarantino aveva scritturato Kurt Russell a caso) e i post-atomici anni ’80.
Signora cara, i film così credevo non si facessero più! *_*
Ci sono persino Dennis Hopper, a impersonare il male (no, il denaro è il male, non gli zombie, asini:P) e, udite udite, Asia Argento. Che, porco zeta, piace a tutti i più dritti del cinema everywhere (non so, Romero, Abel Ferrara), per cui qualche qualità ce l’avrà (la frase del missile in testa al post ovviamente è sua, da un donnino così che ti puoi aspettare?).
Gli umani sopravvissuti agli zombie vivono fortificati nell’ultima città rimasta in piedi, divisi in una classe di padroni adagiati nel loro lusso e una di poveracci che muoiono di fame. Gli zombie non sono che un fattore esterno, come potrebbe essere una tempesta. E, guidati da un compagno zombie, non a caso nero e con la tuta blu da operaio, stanno imparando a usare armi e barche ecc.
Romero firma, come al solito, un film dove la lotta di classe si intravede tra le interiora degli umanoidi squartati e inghiottiti, con una trama che fila diritta e senza un ca**o di ghiri-gori (come si scrive?), personaggi ADO-RA-BI-LI tanto sono idioti o caratterizzati (cioè, ma il samoano ciccione dove lo vogliamo mettere? O l’idiota mono-occhio? O il protagonista sfigato? O Asia, o il portoricano spaccone che alla fine sceglie di essere zombie?), nessuno dei quali riserva mai alcuna sorpresa. Come dire, tutto è già scritto, però è scritto molto bene.
Non so se mi spiego mumble… se uno deve morire… PAM, muore, subito, e si passa al successivo. Che mica abbiamo tempo da perdere. Abbiamo un sistema capitalistico da abbattere, noi.
La realtà è che di frasi da citare ce ne sarebbero a manetta.
Boh, alla fine il samoano, con il dialogo mentre cercano di far partire una macchina collegando i cavi, vince:
Pillsbury: Yellow to red!
Motown: What the fuck does a Samoan know about hot-wiring a fucking car?
Pillsbury: 50,000 cars stolen in Samoa every year.
Motown: Well, a million in Detroit.
Pillsbury: Detroit has 50 million cars. Samoa, 50,000. Every one stolen.

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