La stanza

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La stanza

Proprio la mattina in cui Stella decide di uccidersi, alla sua porta si presenta Giulio, un uomo che la giovane donna non conosce, ma che sembra sapere molto su di lei e sui segreti nascosti nella sua abitazione. La situazione è singolare e si complica ulteriormente, quando, a casa di Stella, arriva anche Sandro, l'uomo che le ha spezzato il cuore.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: La stanza
Attori principali: Guido CaprinoGuido CaprinoCamilla FilippiCamilla FilippiEdoardo PesceEdoardo PescemaschioRomeo Pellegrini
Regia: Stefano LodovichiStefano Lodovichi
Sceneggiatura/Autore: Stefano Lodovichi, Francesco Agostini, Filippo Gili
Colonna sonora: Giorgio Giampà
Fotografia: Timoty Aliprandi
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Produttore: Andrea Occhipinti
Produzione: Italia
Genere: Thriller
Durata: 86 minuti

Dove vedere in streaming La stanza

Interessante e particolare thriller psicologico. / 21 Marzo 2021 in La stanza

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Interessante e particolare thriller psicologico con venature horror che racconta il rapporto tossico che a volte può intercorrere in una coppia e che porta delle disastrose conseguenze sui figli, quasi sempre le maggiori vittime del rapporto avvelenato tra i genitori.
Lodovichi ci fa riflettere sul fatto di come ogni nostra scelta o azione che compiamo abbia poi delle conseguenze su chi ci è accanto condizionandone pesantemente l’esistenza e sulla necessità di riparare ai nostri errori del passato per migliorare il nostro presente e futuro.
Per quanto riguarda il finale e le interpretazioni poste da Stefania, sono propensa più verso la prima spiegazione(il Giulio bambino che viaggia nel tempo per impedire che la madre si uccida rovinandogli così la vita) ma trovo plausibile anche la spiegazione finale di Daniela(tutto si svolge nella mente di Giulia che mentre sta per compiere l’atto suicida ha una visione di ciò che accadrà al figlio in futuro).
Ottima l’atmosfera gotica che rimanda lontanamente a Suspiria e l’interpretazione di Guido Caprino.

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Discreto. / 14 Gennaio 2021 in La stanza

Film curioso dalla buona suspence e discreta recitazione. Da dire peró che presenta più di un difetto… il sonoro in presa diretta, ad esempio: non si capisce quasi niente di ció che dicono perché spesso bisbigliano, ho dovuto vedere il film con i sottotitoli per capire.
Poi nonostante un finale che sembra esaustivo in effetti lascia delle questioni irrisolte.
Dalle recensioni positive mi aspettavo di più, anche se un po’ prevedibile il film scorre con interesse.
6,5/10

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La spiegazione del finale: ipotesi per un film non convenzionale / 6 Gennaio 2021 in La stanza

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La stanza di Stefano Lodovichi è un ambizioso thriller psicologico con sfumature smaccatamente horror in cui mi è parso di cogliere suggestioni provenienti da diversi precedenti cinematografici.
In particolare, dai film Una pura formalità di Tornatore e Babadook di Jennifer Kent. Lo so che si tratta di film molto diversi fra loro, ma mi è sembrato che Lodovichi abbia provato a coniugare il versante onirico (e piovoso!) dell’uno e il tema della maternità “impura” dell’altro.
Il risultato non è affatto male, anche se, per via di alcune scelte, non mi ha convinta fino in fondo (ho intuito troppo presto il “segreto” di un film che, comunque, non è molto convenzionale).

Di sicuro, è un interessante tentativo di battere quei terreni narrativi di genere che, ribadisco ancora una volta, in Italia sono davvero ben poco considerati dai produttori (perché ho l’impressione che di autori che propongano soggetti originali di questo tenore ve ne siano a iosa). In questo senso, penso che la Lucky Red di Occhipinti, casa di produzione e di distribuzione del film (pubblicato in esclusiva su Amazon Prime Video) si sia dimostrata coraggiosa, nel voler puntare, come primo film in listino del 2021, su un titolo del genere.

Con La stanza, Lodovichi entra -letteralmente- nella psiche di un soggetto disturbato, mescolando con astuzia visioni, deliri e (presunti) paradossi temporali in quello che potrebbe essere tranquillamente considerato un giallo da camera (al di là del titolo! Titolo che, ovviamente, va oltre il significato letterale, corrispondente a un elemento fondamentale della narrazione, per diventare metafora della condizione mentale del protagonista).
A supporto di questo viaggio psicoemotivo, la spiegazione del finale de La stanza potrebbe perfino non essere univoca (come dimostra l’ipotesi del mio compagno di divano, diversa da quella che supporto io, ma comunque, a suo modo, credibile), dimostrando l’aleatorietà delle presunte certezze della mente umana e di come sia semplice ingannarla (nel regno della cinematografia, per esempio, basta un sapiente montaggio).

Ritengo che, per quanto siano tutte ipotesi assurde (secondo quella che riteniamo sia la “normalità” legata a precisi fenomeni fisici), ne La stanza possano coesistere almeno 3 finali cinematograficamente plausibili:
1. Giulio adulto (Caprino) viaggia nel tempo, per evitare che Stella (la Filippi) si uccida, condannandolo a una vita triste e dolorosa. Infatti, quando la madre abbraccia Giulio bambino e gli dice che gli vuole bene, come Giulio ha sempre desiderato, Giulio adulto scompare, letteralmente, come se il corso degli eventi fosse stato modificato e “quel” Giulio adulto non fosse mai esistito;
2. tutto avviene nella mente di Giulio adulto che, dopo aver ucciso il fratellastro Alex, la madre del ragazzo Linda e il proprio padre Sandro (Pesce), si rende conto di cosa ha fatto e di come la sua vita sia stata rovinata dall’amore esasperato e cieco di Stella per Sandro. Giulio adulto (forse,in fuga; forse, in arresto; ecc.) è imprigionato dentro la propria testa, come la madre di Norman Bates di Psycho nella mente del figlio;
3. tranne la scena dell’abbraccio (che si svolge sul serio), tutto avviene nella mente di Giulio bambino, che immagina come potrebbe essere la sua vita, se le cose non cambieranno, per lui e la madre, e ha una crisi isterica a cui Stella prova a mettere fine, dopo aver compreso che il bambino ha bisogno del suo affetto.
Io, per esempio, sostengo l’ipotesi 2. E voi?
Per caso, ne avete altre in mente? Parliamone.

Per quanto riguarda gli attori, ho ritenuto le loro prestazioni convincenti solo a tratti. Ouh, quasi non riconoscevo Guido Caprino senza baffi. A dispetto del ruolo pienamente drammatico, sono rimasta abbastanza indifferente nei confronti dell’interpretazione di Camilla Filippi. Edoardo Pesce senza infamia né lode (anche perché il suo personaggio non fa granché).
Interessante la fotografia funerea di Timoty Aliprandi. Non mi ha convinto la scenografia (che, comunque, presenta peculiarità architettoniche e d’arredo decisamente evocative, basti pensare alla scala ellittica con vetrata policroma che fa subito Suspiria…).

A latere, mi piacerebbe che, un giorno, il cinema italiano facesse pace con il sonoro in presa diretta, perché non si può fare (praticamente sempre) una faticata a capire cosa dicono gli attori.

Sei stelline e mezza.

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