Recensione su Paura 3D

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20 Aprile 2013

C’è, qui, il tentativo, un po’ serio e un po’ caciarone, di ricordare certe pellicole italiane degli anni Settanta di Argento, Martino (che viene esplicitamente citato con I corpi presentano tracce di violenza carnale) e Fulci, ma il risultato è abbastanza mediocre.
Un po’ per via delle discutibili prove attoriali, un po’ per le incongruenze narrative, il film lascia alquanto a desiderare: non esistono approfondimenti psicologici, la tensione viene diluita sovente a vuoto, fotografia e scenografia sono decisamente incolori e non concorrono a creare alcuna atmosfera particolare.
Diciamo che -da un certo punto di vista- alcune di queste mancanze rientrano nel novero dei cliché del genere, quindi sono portata a credere che i Manetti Bros abbiano tentato la carta dell’omaggio tout-court sfruttando i propri limiti di produzione.

Di positivo, c’è Servillo (Peppe), che ha la presenza scenica sottilmente inquietante particolarmente adatta al suo ambiguo personaggio.

Nota: francamente troppo gratuita l’esposizione di una patonza prospenza (cit.) in primo piano, quando, fino ad allora, un buon gioco di luci e ombre aveva suggerito la nudità femminile integrale, senza esibirla con impudica malizia.

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