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Recensione su La Stanza del figlio

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Terribilmente bello. / 13 marzo 2013 in La Stanza del figlio

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“La stanza del figlio”.
Ho sempre avuto un rifiuto per quella pellicola, non nel senso che la disprezzi ma sapevo di cosa trattava e soprattutto come la trattava. Un bellissimo film che vi consiglio, probabilmente lo conoscete già, soprattutto a tutti quelli che hanno timore di vederlo. Il tema affrontato è il dolore entrante in una famiglia felice.
Quella che è, infatti, una famiglia felice si trasforma in una famiglia distrutta.
Andrea, un ragazzo poco più che adolescente, muore per un incidente in mare mentre faceva delle immersioni con gli amici.
La famiglia viene spaccata da questa esperienza e dei tre componenti rimasti, ognuno reagirà in modo diverso a questa terrbilie esperienza.
Il padre (interpretato da Nanni Moretti), Giovanni, è uno psicanalista.
Prima del lutto esegue il suo lavoro in modo calmo, riflessivo, lucido. Quando svolge la sua attività ci vengono mostrati i suoi pazienti: “Qualcuno è stanco di vivere, qualcuno è uno che ha finti problemi, altri vivono semplicemente una vita noiosa”. Ascolta le loro domande, tenta di dar loro risposte.
Dopo il lutto, sarà egli stesso a farsi domande interiori collegate alla Domenica, il giorno ultimo di Andrea. Se da un lato non perdonerà mai la sua scelta, quella di andare a trovare uno dei pazienti invece di andare a correre con il figlio. Dall’altro non perdonerà mai il paziente in questione che è, se non responsabile, collegabile al fattaccio. Ma riflettiamo, egli ricorre alla “dietrologia” ovvero al cosa sarebbe successo se non avessi fatto questo. Probabilmente Andre non sarebbe morto, avrebbe corso con il padre, avrebbe mangiato un gelato e sarebbe andato con gli amici la Domenica successiva.
Oppure molto più probabilmente sarebbe successo ugualmente poiché il padre amava il figlio e avrebbe fatto passare comunque la giornata con gli amici.
Altre due figure emblematiche sono la madre e la sorella, esse reagiranno in modi diversi. Mentre la prima si chiuderà nel pianto, la seconda invece risponderà con rabbia, violenza. Le due sono tanto sconvolte quanto Giovanni, soprattutto la madre che cerca di ricordarlo e di rendere partecipi dell’esperienza i possibili ospiti che hanno a casa. Ciò non avviene nella figura maschile del film, cerca di tenere dentro ma attenzione non dimentica. Le uscite, le cene con gli amici, sono dei momenti di svago che non colmano il vuoto. Alla vicenda si aggiunge una terza figura (e una quarta) , una ragazza con cui Andrea aveva iniziato una conoscenza. Non era la sua fidanzata ma poteva nascere qualcosa fra i due.
Il film l’ho trovato tostissimo, come toste e riflessive sono le parole del prete a un certo punto della pellicola. Come Dio dona, Dio toglie.
Parole che sono dette a una famiglia la quale ha appena vissuto un lutto.
Scuotono lo spettatore, turbano e fanno ricadere in uno stato di rabbia/infelicità la famiglia in questione. Solo verso i minuti finali tutti sembrano ritrovare una parvenza di felicità che lascia sperare a un futuro quotidiano migliore.

DonMax

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