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Recensione su La sconosciuta

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18 febbraio 2014

Sviluppando la storia su due livelli temporali paralleli, Giuseppe Tornatore torna col suo cinema d’alta classe a stupire ed emozionare il pubblico, questa volta proponendo un thriller d’eccezione che spesso richiama i più grandi interpreti del genere.

Le melodie stridule e struggenti curate da Ennio Morricone enfatizzano l’angoscia e tutte le altre sensazioni sgradevoli (e credetemi, sono tante) che questo film emana, facendo de La sconosciuta (che invece un nome e un volto ce l’ha ed è quello di Ksenia Rappoport) un film essenziale, ma convincente nel raccontare una sofferenza tutta al femminile, ambientata in un contesto disincantato, come se due mondi (la borghesia degli Adacher e la miseria interiore di Irina) lontanissimi entrassero in collisione.

Un film che va vissuto, più che visto “dall’alto”, perché per comprenderne tutto il degrado morale/emotivo bisogna entrare in simbiosi con la sua protagonista. Una donna dal cuore sfigurato da un passato allucinante, fatto di umiliazione e sfruttamento, ma che non per questo si è data per vinta, trovando un motivo per lottare, ribellarsi e ricercare un futuro più roseo. Una protagonista tanto forte e ben caratterizzata che riesce ad oscurare tutte le stelle del cinema italiano che le ruotano intorno. In primis, P. Favino.

La Sconosciuta è un film così bello, intenso e ben fatto che stento quasi a credere che sia italiano. Peccato che lo conoscano in pochi.

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