Recensione su La ragazza nella nebbia

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Citazioni ossessive / 16 Ottobre 2018 in La ragazza nella nebbia

Il film d’esordio alla regia cinematografica dello scrittore Donato Carrisi è un congegno narrativo a orologeria che mi sarebbe piaciuto molto, se non fosse stato così artificioso, a partire dalle interpretazioni incomprensibilmente ingessate di tutti (ma proprio tutti) gli attori. Da Servillo alla Cescon (che indossa un assurdo berretto felpato degno della McDormand di Fargo e, visto il suo ruolo, forse, non a caso…), ogni attore sembra tenere particolarmente al fatto di rendere artificiosi e affettati dialoghi già di per sé calcolatissimi e caratterizzati da toni assurdamente innaturali (la giornalista interpretata da Galatea Ranzi è uno degli esempi più lampanti).

Per qualche motivo, forse per via del dialogo notturno tra Servillo e Jean Reno, il film di Carrisi mi ha ricordato (fra le tante cose) Una pura formalità di Tornatore.
Ma, mentre qui Carrisi sembra fare il possibile per somigliare a qualcos’altro (tanti thriller americani, per esempio, tra i queli mi viene in mente Malice, con un’irriconoscibile Greta Scacchi praticamente al posto di Anne Bancroft), Tornatore era riuscito a creare un’opera di genere originale e spiazzante. Ne La ragazza nella nebbia, di spiazzante ho trovato solo il pur intrigante meccanismo narrativo che si basa su interessanti ribaltamenti di prospettiva.
Per il resto, cinematograficamente parlando, il film mi è sembrato abbastanza imperfetto se non addirittura pretenzioso (certi movimenti di macchina al limite del virtuosistico, le musiche…).
Ma è pur sempre un’opera prima e Carrisi può solo migliorare.

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