17 Settembre 2021 in La ragazza di Stillwater

Da Thomas McCarty, regista de L’ospite inatteso, Mosse vincenti e l’acclamato – a buona ragione – Spotlight era lecito aspettarsi qualcosa di più di queste 2 ore e un quarto di malinconica narrazione sulle tracce del caso Amanda Knox.
La domanda che viene da porsi è: che bisogno c’era di un film di questo tipo? Tendenzialmente nessuna pellicola è veramente necessaria ma molte sono utili, empatiche e, di fatto, indispensabili. Per riflettere, per provare emozioni (positive o negative). Perché dunque rievocare le controverse vicende di un caso di cronaca e incastrarle in quelle di una storia – anche un pò banale – incentrata su un uomo comune, non disposto ad accettare la colpevolezza della figlia bensì pronto ad agire al di fuori della giustizia e della legalità, sperando così di restituirle una vita (e forse ritrovare la fiducia che in lui era venuta a mancare)? Personalmente non ho trovato una risposta.

Il personaggio di Matt Damon è piatto e scontato sotto molti aspetti – come la gran parte di quelli da lui interpretati è lo stereotipo dell’americano un pò grezzo ma che non desiste dai suoi intenti – la storia è prevedibile e persino il ruolo della famigliola francese sembra anticipato sin dalle prime entrate in scena delle due protagoniste. Il tessuto sociale di un’America in crisi si intravede solo da lontano – all’inizio e nella patetica scena finale – il resto è solo superficialità.

E’ arduo trovare originalità in questo film e ancora più difficile è cercare una lettura utile. Qualcosa che vada oltre il “già visto e sentito”.
Indubbiamente le mie aspettative erano più alte ma credevo che la cronaca fosse solo uno spunto di partenza e non la costante del film. Oggi come oggi, forse non c’era un gran bisogno di un’operazione come questa.

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