2008

La ragazza del lago

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La ragazza del lago
La ragazza del lago

Il commissario Giovanni Sanzio, che opera in una piccola comunità in Friuli-Venezia Giulia, si trova a occuparsi di un inconsueto caso di omicidio. Una ragazza, infatti, viene trovara cadavere e spogliata sulle rive di un lago montano. Anna, studentessa e sportiva, è la vittima e Sanzio inizierà a compiere con costanza, meticolose indagini. Nello stesso tempo si scopre che anche la sua vita è molto complessa, quasi quanto il caso cui lavora. A Venezia, durante la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, nell’ambito della “Settimana Internazionale della Critica”, Toni Servillo (il commissario) vince il premio Pasinetti come miglior attore. A Roma il film, nel 2008, vince dieci David di Donetello, tra cui miglior film e miglior regia.
jossi ha scritto questa trama

Titolo Originale: La ragazza del lago
Attori principali: Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti, Marco Baliani, Denis Fasolo, Sara D'Amario, Franco Ravera, Giulia Michelini, Nello Mascia, Fausto Maria Sciarappa, Daniele Griggio, Heidi Caldart, Alessia Piovan, Nicole Perrone
Regia: Andrea Molaioli
Sceneggiatura/Autore: Sandro Petraglia
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 95 minuti

5 luglio 2014 in La ragazza del lago

Il livello del cinema italiano è molto basso, ce ne rendiamo ormai conto tutti quanti e vedere un così raffinato giallo targato interamente Italia fa quasi gridare al miracolo…non sembra vero, ma ancora siamo capaci di tirar fuori cose pregiate(basti vedere anche “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino) dal nostro ormai logoro cilindro.
Il giovane... continua a leggere » ed esordiente regista Andrea Molaioli ha dato vita a un film davvero notevole, un film che ricorda per molti versi l’affascinante serie televisiva, “Twin Peaks” di David Lynch, coadiuvandosi anche dell’immensa bravura di Toni Servillo, a mio parere uno dei più bravi attori italiani dell’ultimo decennio.
Gli scenari montani dove è stato girato il film(un paese a me non noto del Friuli Venezia Giulia) sono di una bellezza e di una suggestività infinita(il lago è qualcosa di incantevole), così come la dolce e suggestiva colonna sonora, che cattura lo spettatore fotogramma dopo fotogramma.
Lo stile narrativo di Molaioli così freddo, così intenso, coadiuvato anche da una fotografia più che eccellente, fanno da cornice a una storia profondamente triste, una storia che tratta con estrema delicatezza di problemi familiari, di gravi malattie, di scontri generazionali senza mai scadere nel banale, nel melenso, nel melodrammatico, con un epilogo che, pur essendo troppo scarno e magari un po’ frettoloso, rende il tutto ancor più amaro e malinconico.
Ha fatto un ottimo lavoro questo giovane regista, il suo film è una ventata di aria fresca in quella che è ormai il moribondo panorama del cinema italiano.

Noia… / 25 settembre 2011 in La ragazza del lago

Quando un film di questo tipo (giallo, thriller, noir o quello che è) ti fa addormentare, qualcosa non funziona. Non c'è nulla da fare. Troppo evidente lo stile italiano nel girare film di genere, e poi francamente non vedo tutta questa bravura in Toni Servillo...

dell’inadeguatezza / 11 marzo 2011 in La ragazza del lago

E’ sicuramente un film di genere, che non lo rivoluziona, nè lo reinterpreta. Si serve però di una storia e un’ambientazione non scontati, l’una per questo microcosmo provinciale aulico e bellissimo, l’altra per una vicenda carica di malattia. E’, a mio parere, un film sulla malattia e l’inadeguatezza di fronte ad essa. La malattia, variamente... continua a leggere » intesa, pervade e vive in casa di quasi tutti i protagonisti, sta nel chiuso di abitazioni e vite ordinate e apparentemente perfette. La malattia è tale, senza ritorno, oppure è dissociazione dalla realtà e di fronte ad essa tutte le persone sono parimenti inadeguate, o se non lo sono di fronte alla malattia dell’altro, lo sono di fronte alla malattia che alberga nelle loro vite. L’ho trovato quindi veramente orrorifico, senza quegli orchi che pure sono evocati in continuazione (pedofilia, morbosità famigliare su tutte), ma con un concentrato di verosimili paure e furori, fughe e abbandoni, con un’umanità incapace di vivere la diversità, di affrontare la morte. Ed è la famiglia il luogo del disagio, un posto in cui neanche l’affetto può mettere riparo all’inadeguatezza, anzi la esarceba, un luogo pieno di mancanze, di assenze, di ruoli non ricoperti, di incapacità, di dolore.
Forse solo alla fine c’è un’accettazione, nata dal bisogno, una piccola bugia per sopravvive e affrontarla la vita, sghemba, brutta, malata.