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Recensione su La prima cosa bella

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

É sempre difficile dire qualcosa d’altro di Virzì. Oltre al fatto che è un genio perché si scopa la Ramazzotti, intendo. Assai sono stato contento di trovare un cinema che ancora lo proiettasse. É un cinema vecchissimo e stupendo, stretto stretto, con tantissime file, e sono tantissime perché ogni fila ha solo 7 poltroncine una accanto all’altra. Per cui è un cinema streeeeetto. E luuuungo. Sembra di stare in un autobus. O in aereo.
Anyway. Mastandrea perde il capello ma fa coi suoi personaggi loser sempre simpatia, ed è lui il filo iniziale da cui si dipana una storia corale che fa tanto, tantissimo commedia italiana alla maniera più classica, e fatta tanto bene. Davvero, sembra di esser tornati indietro di 40 anni (e coi la maggior parte dell’italica produzione di oggi è un bene eh), fa divertire, fa piangere, fa vogliamoci tutti bene. Il binario è doppio, oggi e anni fa, i bambini di ieri sono Mastandrea e la Pandolfi di oggi, alle prese con una madre verso fine corsa. Impressionante, è il primo film della mia vita in cui non ho odiato la Sandrelli, che prende il ruolo della madre da vecchia, mentre da giovane è quella gnugna (sì, gnugna U_U lessico specialistico) della suddetta Ramazzotti però di capelli nera. Che è una donna buona, bona e stupida, che si da a tutti e qualsiasi cosa accetta pur di tirare su i figli dopo aver abbandonato un padre violento. Ma da cui due colpi ogni tanto se li si fa dare volentieri. Perché lei è di tutti.
Tutti questi personaggi si fondono in processione nel matrimonio finale, tutto girato in un appartamento più stretto del mio cinema, incontro e addio di tutti con tutti ma ognuno dopo aver superato blocchi fisici/sociali/psicologici di qualche tipo, e tutto ciò grazie a mammà, la vera protagonista. La sua vitalità, da vecchia e da giovane, accentra comunque le attenzioni su di sé, nel bene e nel male, rendendola involontariamente, come dire, una macchina coi freni rotti lanciata già da una collina che finisce per terremotare le vite di tutti gli altri. Vi ho amato tanto, ci siamo divertiti, lacrimoni. Ciao.

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